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Charlie Arturola: il vino è una sfida

CHARLIE1Il vino protagonista di un film-reality. A portare sul grande schermo il panorama enologico italiano e i suoi protagonisti è Charlie Arturola, celebre sommelier e esperto mondiale di degustazione con “The Duel of Wine”, una co-produzione italo-argentina che parla di vino, di sfide e di territorio diretta dal regista Nicolas Carreras che sarà presentata ufficialmente a fine 2014. Il film, ambientato fra le molte location come Milano, Firenze, Parigi, New York, Miami e i Paesi Baschi, è stato presentato durante la scorsa edizione del Vinitaly. Ed è proprio a Verona che abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo. Uruguagio di origine, ma americano d’adozione con base fra Miami e New York, Arturola è un personaggio carismatico che affronta la sua passione con un grande bagaglio di conoscenze ed un entusiasmo contagioso. Parla correttamente cinque lingue e nel 2012 è stato onorato con l’International Wine e Spirits Competition Communicator of the Year Award, sponsorizzato da Vinitaly.

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Le avventure americane di Gaetano Bertani

Gaetano BertaniParlare di Bertani vuol dire parlare non solo di una delle più grandi famiglie di viticoltori della Valpolicella veronese ma anche di una storia di successo tutta italiana. Quella, ad esempio, che ha aperto, fra le prime cantine del nostro paese, la strada delle esportazioni in America, che ha lanciato il successo dell’Amarone in tutto il mondo, che ha introdotto alcune delle più grandi innovazioni tecniche nel settore del vino (fu fra le prime aziende in Italia a comprendere il valore del vino in bottiglia). Fondata a Quinto di Valpantena, nel nord veronese, dai due fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani nel 1857, solo quattro anni prima dell’unificazione dell’Italia, fin dagli inizi l’azienda ha dimostrato una grande spirito innovativo, sia in campo viticolo che enologico, applicandolo nelle sue proprietà in Valpantena e a Soave, nonché una notevole intraprendenza commerciale. Già sul finire dell’Ottocento, infatti, i vini Bertani attraversavano l’Atlantico e venivano apprezzati in molte città degli Stati Uniti. Il riconoscimento più alto fu però nel 1937, quando il Soave di Bertani fu inserito nel menù per l’incoronazione di re Giorgio VI d’Inghilterra.

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Marco Bortolini: l’eredità di Gigetto

_LVF8911 ok_risultatoÈ uno dei luoghi di culto della ristorazione trevigiana. Situato a Miane, ai piedi delle prealpi trevigiane, il Ristorante “Da Gigetto” è da decenni un punti di riferimento per la gastronomia territoriale e il buon cibo. A idearlo sono stati Luigi Bortolini e la moglie Elda, quando ereditarono la gestione della “Locanda con stallo alla Stella”, un luogo di ristoro attivo già dai primi del ’900. Ma oggi, a condurre la cucina del locale, è il figlio Marco Bortolini, arricchito dalla scuola paterna e da importanti esperienze presso cuochi famosi in Italia e all’estero, dove ritorna spesso nei periodi di ferie. Serio, intelligente, impegnato, vero cultore della cucina di qualità, Marco ai piatti della tradizione, sempre presenti, sta via via aggiungendo le sue creazioni.

“Ho frequentato l’alberghiero a Vittorio Veneto – racconta Marco – e da lì ho iniziato i miei primi stage formativi. Prima con Fulvio De Santa al ristorante "San Clemente" di Padova, dove ho lavorato per quasi un anno, poi a Vicenza con lo chef Gianfranco Minuz. Grazie a mio padre Luigi ho fatto esperienza anche in un locale più grande, al Ristorante da Roni a Gradiscutta di Varmo (UD), quindi da Sadler a Milano. Per lavoro ho fatto anche molte esperienze all’estero, dalla Cina a Montreal, perché ritengo che nel mio mestiere l’aggiornamento sia fondamentale”.

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Oliviero messo a nudo

©olivierotoscanistudio_OLIO_Toscani_OlivieroCosa succede quando l’uomo di marketing più irriverente e iconoclasta degli ultimi decenni si mette in testa di produrre vino? Ovviamente che ne vien fuori un prodotto sui generis, con una filosofia personalissima e spiazzante, che va contro modi e stilemi dell’enologia tradizionale. Lui è Oliviero Toscani, milanese classe 1942, arcinoto per le sue campagne pubblicitarie che non lasciano mai indifferenti, da quella celeberrima del “lato B” femminile in primissimo piano per i Jeans Jesus negli anni ’70 che scandalizzò persino Pasolini, a quelle, quasi sempre provocatorie, per Benetton (tra tutte quella del bacio “sacrilego” fra un prete ed una suora del 1991) che gli causarono numerose citazioni in giudizio.

Può un personaggio del genere produrre un vino normale? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui, approfittando della sua presenza come ospite d’onore nella tappa di Valdobbiadene della rassegna “Sorsi d’autore”, organizzata dalla Fondazione Aida con la collaborazione di Ais Veneto.

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Fausto Maculan: l’ambasciatore del Torcolato

DSCF0130E’ considerato l’ambasciatore del Torcolato di Breganze, che grazie a lui è diventato uno dei più importanti vini da dessert al mondo. Infaticabile, esuberante, con una voglia continua di scoprire e di mettersi in gioco, Fausto Maculan è sempre stato fedele al motto di “una piccola azienda per grandi prodotti”. Piccola sì, ma che grazie al suo entusiasmo ed alla sua inventiva ha saputo scavalcare gli stretti confini di questo incantevole paese di collina incastonato nelle Prealpi venete, terreno ideale per varietà come cabernet sauvignon, merlot, pinot bianco, grigio e nero, chardonnay, tocai e soprattutto la vespaiola, l’uva da cui si ricava quel passito sublime che è il Torcolato. “Sono vignaiolo da tre generazioni – racconta –, già mio nonno aveva iniziato a produrre vino, poi è subentrato mio padre nel dopoguerra, producendone di sfuso soprattutto per bar e osterie, e adesso conduco l’azienda assieme alle mie due figlie, Angela e Maria Vittoria. “Il mio primo ricordo legato al vino? Risale a quando avevo appena 5 o 6 anni: ruppi una damigiana di vino finendoci addosso con una macchinina a pedali”. Un segno premonitore? Forse. Sicuramente un preavviso che l’attrazione fra Maculan e il vino è segnata profondamente nel suo dna.

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Luca Zaia: il valore del vino veneto

Luca ZaiaLuca Zaia, Governatore del Veneto in carica dal 2010, è sempre stato legato al mondo del vino in tutta la sua carriera. Diplomatosi all’Istituto enologico di Conegliano, ha rivestito le cariche di assessore regionale all’agricoltura e turismo dal 2005 al 2008 e quindi di ministro delle Politiche agricole dal 2008 al 2010, nel quale risolse lo spinoso caso delle esportazioni di falso Brunello di Montalcino. Insomma, Zaia il vino lo conosce bene e lo ha sempre difeso.

Governatore, come giudica il settore vinicolo veneto nel momento attuale?
Lo giudico molto buono. Il Veneto lo scorso anno ha prodotto uve per coprire il 3,2 per cento della produzione mondiale. Si tratta di quasi 9 milioni di ettolitri. La sola provincia di Treviso produce l’1,3 per cento del totale planetario e quella di Verona l’1,1 per cento. Lo scorso anno il valore dei vini e mosti esportati dagli operatori veneti è stato pari a 1 miliardo 587 milioni di euro, che significa il 31,5 per cento del valore dell’intero export vitivinicolo dell’Italia, primo paese produttore al mondo. Siamo i portatori delle principali innovazioni in un segmento economico che è tra i più antichi della storia, con la rivoluzione del Prosecco da una parte, l’Amarone dall’altra, accanto ad una tradizione chi si fonda sul territorio e per la maggior parte su vitigni autoctoni. Insomma: i vini del Veneto sanno farsi valere sempre più nell’apprezzamento dei consumatori e nei mercati italiani e internazionali. Per l’economia regionale è un settore in buona salute, anche se in un contesto mondiale fragile, che crea valore e immagine, del quale forse si parla meno rispetto a prodotti di altre regioni italiane. Ma credo che questo dipenda soprattutto dalla pubblicità, più che dall’effettivo posizionamento di mercato.

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Sommelier con la valigia

travel_suitcaseUno degli effetti collaterali della passione del vino è che questa ti spinge a viaggiare molto. Una volta imparate le basi e approfondita la conoscenza dei vini italiani, ecco che si apre un mondo vincolo straordinario, tutto da scoprire, fatto di realtà poco conosciute, di vini sorprendenti e di grande qualità, di territori inusuali ma dal grande futuro. Non è un caso che una delle attività più apprezzate di Ais siano i suoi viaggi studio all’estero, toccando praticamente quasi tutti i continenti. Lo stesso mercato del vino, negli ultimi anni, si è profondamente allargato, merito certo della globalizzazione, ma anche delle superiori tecniche agronomiche, che permettono ormai di coltivare la vite a qualsiasi clima e latitudine, e del crescente apprezzamento del prodotto vino e della cultura che si cela dietro ad ogni bottiglia. Ecco, quindi, che chi decide di affrontare in modo professionale il lavoro di sommelier, ma anche chi sceglie come lavoro quello legato al vino in tutti i suoi aspetti commerciali, trova di fronte a sé tantissime alternative anche al di fuori dei confini nazionali, spesso proprio in quei paesi dove il vino sta prepotentemente emergendo come prodotto d’élite, come la Cina ed il Sudamerica ad esempio, e dove l’enologia italiana può puntare molto in alto, grazie alla sua superiore qualità. Vuoi anche per la crisi italiana degli ultimi anni, che ha colpito profondamente il mondo della ristorazione, l’estero è guardato sempre più come una grande opportunità per chi ha deciso di fare del mondo del vino il suo mestiere. Per il consueto approfondimento del nostro giornale, abbiamo scelto quindi di raccontare le storie, le esperienze e i successi di quei sommelier nati e cresciuti grazie alla formazione di Ais Veneto che hanno optato per l’estero come sede lavorativa. Proprio per capire meglio quanto la “scuola Ais” posso essere vista anche come un ottimo serbatoio di tecniche, metodologie e conoscenze per affrontare con il piede giusto qualsiasi esperienza all’estero. Come al solito, buona lettura.

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Cin cin con Sigmund Freud

Vino e psicoanalisiDimmi cosa bevi e ti dirò chi sei. Sembra facile, quasi ovvio, ma in realtà dietro all’aspetto psicologico e temperamentale dell’appassionato di vino c’è dell’altro. Insomma, se è vero, come spesso si dice, che certi vino hanno “carattere”, altrettanto vero è che questo si accompagna anzi viene quasi assimilato da chi lo predilige. Ma non è tutto. “In vino veritas”, nel vino c’è la verità, non ha che fare con la nostra psiche più profonda? E ancora: non si dice spesso che per essere un buon sommelier bisogna anche essere un ottimo conoscitore dei propri clienti, in altre parole un ottimo psicologo? Insomma, inconscio e vino hanno ben più legami di quanto ci si possa immaginare. E l’hanno capito perfettamente due psicologi milanesi, Fabio Sinibaldi e Giuseppe Ferrari, appassionati di vino (tanto da aver aperto una prestigiosa enoteca a Milano) e autori di un saggio intrigante: “Vino e psicanalisi”. A loro abbiano chiesto di farci capire meglio quali sono i rapporti fra vino e inconscio. Per approfondire l’argomento abbiamo sentito anche l’opinione di un sociologo ed esperto di tradizioni, il trevigiano Ulderico Bernardi, e del presidente di Ais Lombardia, Luca Bandirali.

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Spumanti: le interviste

Interviste realizzate il 1° settembre durante il seminario-degustazione “Dal Dom Perignon ai giorni nostri”, organizzato dall’Assciazione Sommelier del Veneto nella propria sede di Villa Braida a Mogliano (TV).
GIANNI LEGNANI
Responsabile Comunicazione Berlucchi


MAURO LUNELLI
Titolare Lunelli-Ferrari di Trento


DINO MARCHI
Presidente Associazione Sommelier del Veneto


JOSEF REITERER
Presidente associazione Metodo Classico Alto-Adige

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Interviste a Vino in Villa 2008

Il valore del paesaggio ed il suo stretto rapporto col vino. E’ stato questo il tema dell’ultima edizione de “Vino in Villa”, manifestazione organizzata dal Consorzio di Tutela del Vino Prosecco Doc di Conegliano Valdobbiadene il 17 e 18 maggio scorso al Castello di Collalto di Susegana (TV). Un evento durante il quale sono state annunciate due iniziative importanti per il vino trevigiano ed il suo territorio: l’avvio delle pratiche per la legittimazione della Riserva del Nome per il vitigno trevigiano, annunciata dal ministro dell’agricoltura Luca Zaia, ospite della serata inaugurale, e la prospettiva di eleggere il territorio della pedemontana trevigiana Patrimonio dell’Umanità Unesco. Sabato 17 si è svolto un convegno di approfondimento intitolato “Non chiamatelo Vecchio Mondo!”, con la presenza di due fra le più importante zone vinicole europee, la valle del Douro portoghese, dove si produce il celebre Porto, e quella francese della Loira, che hanno raccontato le loro esperienze in tema di tutela dell’ambiente e del legame con la produzione vinicola. Qui di seguto le interviste che Trendwine ha realizzato durante il convegno con i relatori.