Cin cin con Sigmund Freud

Vino e psicoanalisiDimmi cosa bevi e ti dirò chi sei. Sembra facile, quasi ovvio, ma in realtà dietro all’aspetto psicologico e temperamentale dell’appassionato di vino c’è dell’altro. Insomma, se è vero, come spesso si dice, che certi vino hanno “carattere”, altrettanto vero è che questo si accompagna anzi viene quasi assimilato da chi lo predilige. Ma non è tutto. “In vino veritas”, nel vino c’è la verità, non ha che fare con la nostra psiche più profonda? E ancora: non si dice spesso che per essere un buon sommelier bisogna anche essere un ottimo conoscitore dei propri clienti, in altre parole un ottimo psicologo? Insomma, inconscio e vino hanno ben più legami di quanto ci si possa immaginare. E l’hanno capito perfettamente due psicologi milanesi, Fabio Sinibaldi e Giuseppe Ferrari, appassionati di vino (tanto da aver aperto una prestigiosa enoteca a Milano) e autori di un saggio intrigante: “Vino e psicanalisi”. A loro abbiano chiesto di farci capire meglio quali sono i rapporti fra vino e inconscio. Per approfondire l’argomento abbiamo sentito anche l’opinione di un sociologo ed esperto di tradizioni, il trevigiano Ulderico Bernardi, e del presidente di Ais Lombardia, Luca Bandirali.

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Wine evolution

Vino a tavolaL’evoluzione dei consumi di vino ha subito, negli ultimi anni, una decisa sterzata. Complici, da una parte il periodo di crisi che ha contribuito non poco a ridurne il consumo, dall’altra le restrittive leggi anti-alcol, che inibiscono l’uso in particolar modo nella guida. Negli ultimi due anni, secondo uno studio di Astra Ricerche, il 77% degli italiani di età superiore ai 15 anni, ha dichiarato di aver ridotto i propri consumi ed il vino non ha fatto eccezione, con un saldo negativo del 15% tra coloro che hanno dichiarato di aver aumentato il consumo di vino e quanti invece lo hanno ridotto. Ma c’è anche un aspetto qualitativo, che va considerato. Se è vero che 8 milioni di consumatori dicono di aver diminuito il consumo di vino, altro elemento estremamente significativo è che il 76% degli italiani ha dichiarato di non aver diminuito la qualità del cibo che acquista. Sta, quindi, cambiando anche il gusto dei consumatori, sempre meno affascinanti dai grandi rossi barricati e più orientati su vini leggeri, in primis le “bollicine”, dalla Franciacorta al Prosecco, capaci di exploit eccezionali negli ultimi anni, tanto da riuscire a guerreggiare persino con il “monumentale” Champagne. E cambia anche la tipologia stessa del consumatore: con i giovani e in particolare il mondo femminile, sempre più attratti dal buon bere. Carne al fuoco c’è quindi in abbondanza per cercare di capire come si sta evolvendo il consumo del vino e quali tendenze ci aspettano nell’immediato futuro. Per farlo, abbiano coinvolto cinque chef italiani, che ci raccontano il punto di vista della ristorazione, quello se volgiamo più vicino al consumatore. Sono Raffaele Alajmo de Le Calandre, il presidente della Scuola di cucina Alma Gualtiero Marchesi, Leandro Luppi della Trattoria Vecchia Malcesine, Michela Berto del Ristorante Rio San Martino e Carlo Andrighetto de L’Eccellentissimo. Buona lettura.

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Le terre del vino

Vigneti nella regione di ChampagneIl legame fra un vino ed il territorio in cui viene prodotto di norma è sempre molto stretto. Ma diventa inscindibile, e a volte indistinguibile, quando il nome del vino è anche il nome della zona stessa di produzione. Esempi ce ne sono molti, spesso vincenti. In cui questo legame a doppio filo porta benefici reciproci: da una parte innalza la notorietà del vino, dall’altra sviluppa una sorta di traino turistico, dovuto principalmente proprio alla presenza dei produttori. Non deve stupire, quindi, la scelta del Consorzio di Tutela del Prosecco, che con l’acquisizione della prestigiosa Docg di quest’estate, ha deciso di puntare non più sul nome del vitigno “prosecco” (che fra l’altro è stato riportato all’antica denominazione “glera”), ma su quello del territorio. Facendo nascere il “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”, come comparirà sulle nuove bottiglie con la fascetta della Docg. Per capire meglio a quali strategie, a quali percezioni, a quali scelte commerciali e promozionali posta una decisione del genere, abbiamo voluto sentire la voce di quattro vini “storici”, in cui questo legame fra vino e territorio è ormai di lunga data: il Marsala, il Chianti, l’Asti e lo Champagne. Buona lettura.

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Veneto garantito

Al primo gennaio di quest’anno il Veneto contava quattro vini Docg: il Recioto di Soave, il Bardolino Superiore, il Soave Superiore e il Recioto di Gambellara. Fra le 42 Docg italiane esistenti, numericamente eravamo la quarta regione italiana per consistenza, dopo il Piemonte (con ben 12 Docg) la Toscana (7 Docg), e la Lombardia (5 Docg). A fine anno le cose cambieranno, e molto. Sono nate, come è noto da tempo, due nuove Docg, il Prosecco Conegliano-Valdobbiadene e il Prosecco “Montello-Colli Asolani”, cui a breve si dovrebbe aggiungere anche la “Colli di Conegliano”, nelle due tipologie bianco e rosso. Ma non è tutto. In itinere ci sono altri tre progetti, tutti ancor a livello di istruttoria, che riguardano l’Amarone, il Recioto di Valpolicella e il Lison Pramaggiore. Un vero e proprio boom di richieste di allargamento dei disciplinari che, lo ricordiamo, con l’aggiunta della “G” conferiscono un particolare pregio qualitativo, superiore rispetto alle Doc.

Ma al di là della mera soddisfazione per vedere finalmente importanti segni di distinzione anche per il Veneto vitivinicolo, cosa cambierà davvero nel mercato? Perché molti Consorzi hanno fatto la scelta della Docg, che fra l’altro coincide anche con l’avvio della nuova Ocm del vino? Come cambierà l’approccio verso i consumatori? Per capirlo lo abbiamo chiesto a quattro protagonisti di questi cambiamenti, i presidenti dei Consorzi di tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, del Montello Colli Asolani, del Gambellara e del Valpolicella.

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Spumanti: le interviste

Interviste realizzate il 1° settembre durante il seminario-degustazione “Dal Dom Perignon ai giorni nostri”, organizzato dall’Assciazione Sommelier del Veneto nella propria sede di Villa Braida a Mogliano (TV).

GIANNI LEGNANI
Responsabile Comunicazione Berlucchi



MAURO LUNELLI
Titolare Lunelli-Ferrari di Trento



DINO MARCHI
Presidente Associazione Sommelier del Veneto



JOSEF REITERER
Presidente associazione Metodo Classico Alto-Adige

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Bollicine o Spumanti?

Forum SpumantiSettecentodieci case spumantistiche e 2500 etichette, disseminate per l’intera penisola, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, con un valore al consumo che nel 2007 ha superato i 2,3 miliardi di euro e con una produzione di bottiglie annue di 300 milioni di unità, di cui circa 22 realizzate con il metodo classico. E’ questa la fotografia dei “Mille Spumanti d’Italia”, tipologia decisamente in forte crescita e diffusione produttiva in tutte le regioni italiane. Il grande fermento della spumantistica italiana deve però fare i conti con un approccio al mercato completamente diverso dal resto dei vini. Prima di tutto lo Spumante è un vino particolare, che nonostante tutto rimane ancorato al vecchio retaggio del “consumo d’occasione” (con l’unica vera eccezione nel Prosecco), in secondo luogo devo scontarsi, soprattutto all’estero, con la grandissima e tutt’ora inarrivabile scuola francese dello Champagne. Risulta quindi chiaro come per lo Spumante, più che per qualsiasi altro vino, le azioni di marketing debbano essere molto più ficcanti ed incisive. Proprio per distinguere meglio gli Spumanti italiani con gli altri, da qualche anno ha fatto la sua comparsa il termine “Bollicine”, sicuramente di maggior appeal per i pubblicitari (come ha confermato anche una recente indagine realizzata dal Forum Spumanti d’Italia con Winenews), anche se il principale stimolo all’acquisto di una bottiglia resti comunque il brand. Nonostante la grande - ma anche “confusionaria” - varietà della spumantistica italiana soli i grandi marchi, ossia quelli che investono maggiormente in pubblicità e comunicazione, riescono a sfondare e a tenere il passo con la concorrenza. Manca quindi del tutto, ed è la grande differenza con i cugini francesi, quella forza d’unione, quell’agire in comune che potrebbe invece meglio lanciare questo prodotto italiano nel mondo.

Ais Veneto

Per saperne di più, il consiglio è di partecipare sia alla serata dedicata agli Spumanti altoatesini che l’Ais Veneto organizza per lunedì 1° settembre (a partire dalle 12) nella propria sede di Villa Braida a Mogliano (TV), sia frequentare la quarta edizione del Forum Spumanti d’Italia, in programma dal 6 all’8 settembre a Villa dei Cedri di Valdobbiadene (TV), con un convegno previsto per l’8 (ore 16) a cura ancora dell’Ais. Trendwine lo farà comunque per voi, proponendovi alcune interviste realizzate per l’occasione che metteremo online come di consueto.

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Obiettivo prezzi

Prezzi vinoGiù i prezzi. La certo non felice situazione dei portafogli degli italiani sta avendo i suoi inevitabili effetti anche nel mercato del vino. Era da prevedere. Calano i consumi (secondo un´indagine Coop i vini tipici hanno subito nei primi quattro mesi una flessione del 6 per cento) e i produttori corrono ai ripari con l’unica arma a disposizione per cercare di mantenere un minimo di fatturato: ovvero facendo calare i prezzi, seppur leggermente. E questo vale sia per i vini da tavola Igt che per i Doc. L’ultima indagine Ismea sui prezzi all’origine dei vini nella prima settimana del mese di maggio, segnala un calo del -0,9% per i bianchi a bassa gradazione (9°-11°) e del -2,7% per i rossi ad alta gradazione (12°-13°), mentre rimangono stabili i prezzi sia dei bianchi ad alta gradazione che dei rossi a bassa gradazione. Andamento simile per le Doc, con listini sostanzialmente stabili o in leggero calo. Se vogliamo una piccola rivoluzione, rispetto al passato; oggi il consumatore è disposto a spendere sempre meno per una bottiglia e le politiche di prezzo delle aziende si stanno adeguando a questo trend, che rischia però di generare una gara al ribasso con qualche dubbio sull’effetto che potrebbe avere sulla qualità dei vini. Curioso che, proprio ad inizio anno, una ricerca effettuata dal California Institute of Technology di Pasadena, utilizzando proprio il vino, avesse dimostrato come più un prodotto costa, più si crede che il suo valore sia maggiore di un altro prodotto simile ma che costa meno. Tramite risonanza magnetica, il professor Antonio Rangel aveva osservato il cervello di venti persone mentre assaggiavano lo stesso vino (un cabernet sauvignon), ma a cui venivano attribuiti “falsi” prezzi diversi, dai 3 ai 60 euro la bottiglia. Oltre a descrivere il vino più caro come migliore, gran parte dei volontari provava, in effetti, un piacere maggiore nel degustare il prodotto che credeva più costoso. Questo perché la loro corteccia medio-orbito-frontale – l’area normalmente associata al piacere – era più stimolata nel caso del vino più caro.

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Interviste a Vino in Villa 2008

Il valore del paesaggio ed il suo stretto rapporto col vino. E’ stato questo il tema dell’ultima edizione de “Vino in Villa”, manifestazione organizzata dal Consorzio di Tutela del Vino Prosecco Doc di Conegliano Valdobbiadene il 17 e 18 maggio scorso al Castello di Collalto di Susegana (TV). Un evento durante il quale sono state annunciate due iniziative importanti per il vino trevigiano ed il suo territorio: l’avvio delle pratiche per la legittimazione della Riserva del Nome per il vitigno trevigiano, annunciata dal ministro dell’agricoltura Luca Zaia, ospite della serata inaugurale, e la prospettiva di eleggere il territorio della pedemontana trevigiana Patrimonio dell’Umanità Unesco. Sabato 17 si è svolto un convegno di approfondimento intitolato “Non chiamatelo Vecchio Mondo!”, con la presenza di due fra le più importante zone vinicole europee, la valle del Douro portoghese, dove si produce il celebre Porto, e quella francese della Loira, che hanno raccontato le loro esperienze in tema di tutela dell’ambiente e del legame con la produzione vinicola. Qui di seguto le interviste che Trendwine ha realizzato durante il convegno con i relatori.



JORGE MONTERO
Presidente Tecnico del Consorzio Vini del Porto e Douro e
STEPHANIE OULES
Ricercatrice dell’Associazione Produttori della Valle della Loira



ANGELO COSTACURTA
Direttore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano



FRANCO ADAMI
Presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC Conegliano Valdobbiadene

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Interviste al Vinitaly 2008 Parte V

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Interviste al Vinitaly 2008 Parte IV


BALDO PALERMO
Direttore Marketing - Donnafugata


GAVINO SANNA
Proprietario - Cantina Mesa


ANTONIO ZACCHEO
Presidente - Grandi Vini d’Italia / Carpineto

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