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La Vie En Rosé

concorso-rosati-2015-750x375Volete stupire un amico o un’amica appassionati di vino? Proponetegli un rosato, o meglio “rosé” alla francese se volete darvi più tono, magari con le bollicine e, meglio ancora, abbinato ad un ottima pizza gourmet. Siamo pronti a scommettere che vi guarderà inarcando le sopracciglia, con un tono un po’ perplesso come se volesse dirvi “ma sei sicuro?”. Se c’è una tipologia di vini assolutamente sottovalutata e piena di luoghi comuni, questa è propria quella dei rosati. Cominciamo col sfatarne alcuni. Un vino da donne? Giammai. Da bere solo d’estate? Proprio per niente. Una via di mezzo fra un bianco e un rosso? Assolutamente no. E allora cominciamo a conoscerli un po’ meglio e, perché no, ad apprezzarli per quello che sono: vini unici, con una propria e ben precisa personalità, la cui qualità oggi non ha proprio nulla da invidiare ai fratelli maggiori bianchi e rossi. Continue Reading

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Birre e formaggi all’ombra del Prosecco

Birre_Miane_059-001Parlare di birra nell’area storica della Docg Prosecco Superiore potrebbe sembrare una contraddizione, o peggio un sacrilegio. Eppure proprio lo spumeggiante liquido ambrato è stato protagonista assoluto di una bella serata di degustazione organizzata ieri sera a Miane nell’ambito della rassegna “Dalla terra, i sapori”, a sua volta rientrante nella 37° edizione della Mostra del Conegliano Valdobbiadene. Non birre tradizionali, sia chiaro, quelle presentate dal birraio Enrico Selvestrel, con la collaborazione di Nicola Bisetto e Susy De Faveri dell’enoteca e birreria “Al Milani” di Follina, ma vere “chicche” prodotte da alcuni dei migliori micro birrifici artigianali del territorio. In accompagnamento, alcuni formaggi del territorio, offerti da Paolo Gorza. La serata, che ha visto anche come ospite Ivan Geronazzo, nazionale italiano di ultra trail, è stata realizzata assieme al Comitato Festa della Birra di Miane.

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Giovanni Gregoletto: le “meraviglie del vino”

VITE cover MCDietro ogni bicchiere di vino si nascondono storie e racconti di uomini, ricche di piccoli e spesso curiosi aneddoti, di avventure ma anche di sventure. Giovanni Gregoletto, che proviene da una nota famiglia di viticoltori da diverse generazioni di Premaor di Miane, con certosina pazienza, ha iniziato, ormai da parecchi anni, a raccoglierle ed oggi il suo progetto editoriale, racchiuso in tre libri, ha iniziato finalmente a vedere la luce. Sono usciti da poco, e presentati al recente Festivaletteratura di Mantova, infatti, i primi due volumi di questa opera assolutamente originale nella concezione e nella sua realizzazione. Si tratta di “Vite Ambulante. Nuove cattedre di enologia e viticoltura” e di “Accidenti, malattie e parassiti della vite”, entrambi autoprodotti dalla Edizioni SUV, la casa editrice legata allo Spazio dell’Uva e della Vite, open-space per esposizioni, incontri culturali e altro creato dallo stesso Gregoletto presso il piccolo stabilimento dove produce artigianalmente la Birra Follina a Pedeguarda di Follina.

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Gli indipendentisti del vino

89683.jpg.origSono la voce fuori dal coro, quella nicchia di aziende e produttori che ha scelto di operare al di là delle solite logiche associative, consortili e di mercato. I duri e puri o, come gli ha definiti qualcuno, “gli anarchici del vino”. Ma che dalla loro nascita come associazione, nel 2008, sono cresciuti di numero e di importanza, tanto da aver ottenuto due anni fa l’accreditamento presso il Ministero delle politiche Agricole in qualità di “interlocutore presso tutti i tavoli di concertazione relativi alla filiera vino”, con un ruolo attivo per la presentazione di interrogazioni e proposte su tematiche cruciali riguardanti la vita quotidiana delle imprese vitivinicole. Loro sono i Vignaioli Indipendenti, riuniti in un’associazione – la Fivi – che conta oltre 700 soci in tutti Italia e che proprio in Veneto ha una rappresentanza consistente (anche l’attuale presidente della federazione, Matilde Poggi vignaiola di Bardolino, ed uno dei due vicepresidenti, Leonildo Pieropan da Verona, sono veneti).

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Charlie Arturola: il vino è una sfida

CHARLIE1Il vino protagonista di un film-reality. A portare sul grande schermo il panorama enologico italiano e i suoi protagonisti è Charlie Arturola, celebre sommelier e esperto mondiale di degustazione con “The Duel of Wine”, una co-produzione italo-argentina che parla di vino, di sfide e di territorio diretta dal regista Nicolas Carreras che sarà presentata ufficialmente a fine 2014. Il film, ambientato fra le molte location come Milano, Firenze, Parigi, New York, Miami e i Paesi Baschi, è stato presentato durante la scorsa edizione del Vinitaly. Ed è proprio a Verona che abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo. Uruguagio di origine, ma americano d’adozione con base fra Miami e New York, Arturola è un personaggio carismatico che affronta la sua passione con un grande bagaglio di conoscenze ed un entusiasmo contagioso. Parla correttamente cinque lingue e nel 2012 è stato onorato con l’International Wine e Spirits Competition Communicator of the Year Award, sponsorizzato da Vinitaly.

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Le avventure americane di Gaetano Bertani

Gaetano BertaniParlare di Bertani vuol dire parlare non solo di una delle più grandi famiglie di viticoltori della Valpolicella veronese ma anche di una storia di successo tutta italiana. Quella, ad esempio, che ha aperto, fra le prime cantine del nostro paese, la strada delle esportazioni in America, che ha lanciato il successo dell’Amarone in tutto il mondo, che ha introdotto alcune delle più grandi innovazioni tecniche nel settore del vino (fu fra le prime aziende in Italia a comprendere il valore del vino in bottiglia). Fondata a Quinto di Valpantena, nel nord veronese, dai due fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani nel 1857, solo quattro anni prima dell’unificazione dell’Italia, fin dagli inizi l’azienda ha dimostrato una grande spirito innovativo, sia in campo viticolo che enologico, applicandolo nelle sue proprietà in Valpantena e a Soave, nonché una notevole intraprendenza commerciale. Già sul finire dell’Ottocento, infatti, i vini Bertani attraversavano l’Atlantico e venivano apprezzati in molte città degli Stati Uniti. Il riconoscimento più alto fu però nel 1937, quando il Soave di Bertani fu inserito nel menù per l’incoronazione di re Giorgio VI d’Inghilterra.

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Marco Bortolini: l’eredità di Gigetto

_LVF8911 ok_risultatoÈ uno dei luoghi di culto della ristorazione trevigiana. Situato a Miane, ai piedi delle prealpi trevigiane, il Ristorante “Da Gigetto” è da decenni un punti di riferimento per la gastronomia territoriale e il buon cibo. A idearlo sono stati Luigi Bortolini e la moglie Elda, quando ereditarono la gestione della “Locanda con stallo alla Stella”, un luogo di ristoro attivo già dai primi del ’900. Ma oggi, a condurre la cucina del locale, è il figlio Marco Bortolini, arricchito dalla scuola paterna e da importanti esperienze presso cuochi famosi in Italia e all’estero, dove ritorna spesso nei periodi di ferie. Serio, intelligente, impegnato, vero cultore della cucina di qualità, Marco ai piatti della tradizione, sempre presenti, sta via via aggiungendo le sue creazioni.

“Ho frequentato l’alberghiero a Vittorio Veneto – racconta Marco – e da lì ho iniziato i miei primi stage formativi. Prima con Fulvio De Santa al ristorante "San Clemente" di Padova, dove ho lavorato per quasi un anno, poi a Vicenza con lo chef Gianfranco Minuz. Grazie a mio padre Luigi ho fatto esperienza anche in un locale più grande, al Ristorante da Roni a Gradiscutta di Varmo (UD), quindi da Sadler a Milano. Per lavoro ho fatto anche molte esperienze all’estero, dalla Cina a Montreal, perché ritengo che nel mio mestiere l’aggiornamento sia fondamentale”.

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Oliviero messo a nudo

©olivierotoscanistudio_OLIO_Toscani_OlivieroCosa succede quando l’uomo di marketing più irriverente e iconoclasta degli ultimi decenni si mette in testa di produrre vino? Ovviamente che ne vien fuori un prodotto sui generis, con una filosofia personalissima e spiazzante, che va contro modi e stilemi dell’enologia tradizionale. Lui è Oliviero Toscani, milanese classe 1942, arcinoto per le sue campagne pubblicitarie che non lasciano mai indifferenti, da quella celeberrima del “lato B” femminile in primissimo piano per i Jeans Jesus negli anni ’70 che scandalizzò persino Pasolini, a quelle, quasi sempre provocatorie, per Benetton (tra tutte quella del bacio “sacrilego” fra un prete ed una suora del 1991) che gli causarono numerose citazioni in giudizio.

Può un personaggio del genere produrre un vino normale? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui, approfittando della sua presenza come ospite d’onore nella tappa di Valdobbiadene della rassegna “Sorsi d’autore”, organizzata dalla Fondazione Aida con la collaborazione di Ais Veneto.

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Le Calandre: un carta da primato

tullio2 di Mario ReggianiSe su Google cercate “carta dei vini” il primo risultato che appare è quello del Ristorante tristellato “Le Calandre” di Max e Raffaele Alajmo. E non è certo solo per un buon lavoro di posizionamento sul web. Il locale padovano è da sempre un punto fermo nell’alta ristorazione veneta e la sua carta dei vini, disponibile anche per tablet, è all’altezza di questa fama. Per raccontarci la sua genesi e le sue qualità abbiamo coinvolto il sommelier Tullio Moressa, con passate esperienze lavorativa presso la gastronomia Peck di Milano e l’azienda distributrice di vini del territorio "Les Caves De Pyrene" e da gennaio responsabile vini per tutti e sei i locali targati Alajmo.

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Fausto Maculan: l’ambasciatore del Torcolato

DSCF0130E’ considerato l’ambasciatore del Torcolato di Breganze, che grazie a lui è diventato uno dei più importanti vini da dessert al mondo. Infaticabile, esuberante, con una voglia continua di scoprire e di mettersi in gioco, Fausto Maculan è sempre stato fedele al motto di “una piccola azienda per grandi prodotti”. Piccola sì, ma che grazie al suo entusiasmo ed alla sua inventiva ha saputo scavalcare gli stretti confini di questo incantevole paese di collina incastonato nelle Prealpi venete, terreno ideale per varietà come cabernet sauvignon, merlot, pinot bianco, grigio e nero, chardonnay, tocai e soprattutto la vespaiola, l’uva da cui si ricava quel passito sublime che è il Torcolato. “Sono vignaiolo da tre generazioni – racconta –, già mio nonno aveva iniziato a produrre vino, poi è subentrato mio padre nel dopoguerra, producendone di sfuso soprattutto per bar e osterie, e adesso conduco l’azienda assieme alle mie due figlie, Angela e Maria Vittoria. “Il mio primo ricordo legato al vino? Risale a quando avevo appena 5 o 6 anni: ruppi una damigiana di vino finendoci addosso con una macchinina a pedali”. Un segno premonitore? Forse. Sicuramente un preavviso che l’attrazione fra Maculan e il vino è segnata profondamente nel suo dna.

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