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Eventi in cantina

Eventi in cantinaArte, musica, teatro, letteratura. In cantina non ci sono solo botti o bottiglie, ma sempre più spesso aleggiano soffuse note musicali o si possono ammirare quadri d’autore. E’ un nuovo trend utilizzato da molte aziende vinicole che lasciano spazio alla produzione tout-court per dedicarsi alla promozione di eventi culturali. Si va dalle rassegne jazz alla lettura di poesia, e persino alle sfilate di moda. E il pubblico accorre, attratto irresistibilmente dal dolce connubio fra cultura e vino. Ospitato spesso in ambienti raffinati, creati ad hoc da interior designer di grido, che delle vecchie, umide ed impolverate cantine di una volta hanno poco o nulla. E magari poi tornano a comprarsi una confezione di bottiglie. Eh sì, perché alla fine, a parte una sicura predisposizione al bello che spesso accomuna i produttori di vino, l’obiettivo magari non troppo nascosto è quello di avvicinare più acquirenti possibile. Insomma, far conoscere meglio il brand con un sistema sicuramente allettante e gratificante al tempo stesso. Il successo di questo genere di iniziative, magari non immediato ma capace nel tempo di creare una stretta fidelizzazione, è garantito. Lo dimostrano alcuni casi eccellenti che si raccontano in queste pagine. A partire forse dal capostipite del connubio “vino-cultura”, Sandro Boscaini, presidente dell’azienda veronese Masi e ideatore del celebre premio omonimo, per continuare con l’esempio più spinto del genere, quello portato avanti dalla Cantina di Soave con il progetto borgo Rocca Sveva, una cantina trasformata in un vero e proprio centro polifunzionale, ed infine con le iniziative variegate ma di sicuro effetto dell’azienda Dal Maso e della Fasol Menin. Come al solito, buona lettura.

Sandro Boscaini, presidente Masi Agricola spa, Gargagnano di Valpolicella (VR)
Considero il vino come ambasciatore del territorio ed elemento cardine per veicolarne la cultura

“Con l’edizione tenuta quest’anno abbiamo festeggiato il trentennale del Premio Masi. Il riconoscimento è nato nel 1981 con il Premio Masi Civiltà Veneta, conferito a personaggi originari delle Venezie che costituiscono delle eccellenze nei diversi campi dell’attività umana, dalla letteratura all’arte, dalla scienza al giornalismo e all’imprenditoria. Negli anni a questo riconoscimento se ne sono aggiunti altri due di respiro mondiale: il Premio Internazionale Masi Civiltà del Vino e Il Grosso d’Oro Veneziano, assegnati rispettivamente a personaggi che si sono distinti nel grande mondo della vitivinicoltura e che hanno promosso la cultura come veicolo di comprensione tra i popoli. La motivazione principale che mi ha spinto a ideare la Fondazione Masi e quindi il Premio è data dal fatto di considerare da sempre il vino come vero ambasciatore del territorio, come elemento cardine di trasmissione e di valorizzazione della sua cultura. E non c’è niente di meglio che valorizzare la cultura veneta con uno dei suoi vini più premianti, vero e proprio esempio dell’enologia italiana, l’Amarone. Ed è particolarmente significativo come l’Amarone costituisca l’oggetto reale del Premio Masi, per cui, se l’Amarone premia la civiltà veneta, la civiltà veneta riconosce l’Amarone come uno dei suoi emblemi. Tutto questo ha portato come conseguenza un grande riconoscimento alla stessa azienda Masi, una delle prime in assoluto a comprendere l’importanza del territorio. Non solo per la sua valenza produttiva ma nel doppio ruolo di portatore di colture e di cultura. Ma oltre a quest’aumento di prestigio verso l’esterno, c’è stato come ritorno anche un elemento interno, ossia il riflesso che ha avuto verso tutti i nostri collaboratori, che vedono in Masi non solo un’azienda produttrice di ottimi vini, ma anche un’espressione tipica della matrice culturale veneta. E credo che il Premio abbia avuto un ruolo importante anche nello stesso sviluppo dell’Amarone, aiutandolo a raggiungere il livello di notorietà che ha oggi”.

Bruno Trentini, direttore generale Cantina di Soave (VR)
L’enoappassionato vuole qualcosa in più, oltre al semplice acquisto, ossia capire la storia di un vino

“Con un’operazione un po’ anomala nell’ambito delle cantine sociali, nel 2003 la Cantina di Soave ha inaugurato Borgo Rocca Sveva, una cantina già molto nota che aveva circa 150 ettari, collocati interamente su fascia collinare – una vera e propria azienda nell’azienda – coltivati da un centinaio di produttori soci della Cantina, tutti selezionati. Oltre a racchiudere le produzioni di maggiore qualità, sia con attività di produzione che di vinificazione propria, Rocca Sveva è stato trasformato in un vero e proprio centro polifunzionale che comprende un vigneto speri-mentale, un parco, un auditorium per l’organizzazione di eventi particolari, un wine-shop e l’opportunità di organizzare visite guidate. E’ possibile quindi affittare la cantina come location per convegni, eventi e altro oltre che essere sede di manifesta-zioni ed eventi organizzati dalla stessa Cantina di Soave, soprattutto con l’obiettivo di presentare le nostre produzioni. Dalla sua apertura ospita circa 150 fra convegni, meeting ed eventi e conta 10-12 mila visitatori l’anno. Le gallerie sotterranee della cantina, inoltre, sono state scelte anche come location per girare alcune scene del film hollywoodiano “Letters to Juliet”. Il wine-shop di Rocca Sveva, infine, è stato espressamente pensato per realizzare un connubio fra vino e arte, un luogo di incontro, dove tutti possono trascorrere momenti culturali e conviviali oltre, naturalmente, a poter assaggiare ed acquistare le nostre produzioni. Il progetto, quindi, sta andando avanti molto bene, grazie ad un’attività sinergica che aiuta sicuramente a rafforzare il brand, ma non solo. Siamo da sempre, infatti, stati consapevoli che oggi all’appassionato di enologia non interessa più solo acquistare il vino ma vuole soprattutto capire cosa c’è dietro, qual è la sua storia e quella del territorio da cui proviene. Direi quindi che Rocca Sveva oggi racchiude in sé un centro d’eccellenza vinicola, tanto che i vini a suo marchio hanno ricevuto molti prestigiosi premi internazionali, ma anche un luogo per conoscere, capire e vivere il territorio. Il nostro punto di riferimento è quindi l’enoturista, in particolare quelli provenienti dall’estero. E proprio per completare meglio la nostra offerta a breve apriremo un ristorante da 400 posti”.

Silvia Dal Maso, Azienda Dal Maso, Montebello Vicentino (VI)
Dietro alla nostra azienda non c’è solo produzione ma anche una spiccata sensibilità al bello e all’accoglienza

“Fra gli eventi in cantina che abbiamo organizzato di recente ci sono state una sfilata di moda, una serata di teatro e lettura di poesie legate al vino. Ma anche cene per commercianti ed artigiani. Per quello che riguarda la moda è stato un evento che ci è stato espressamente richiesto, sia per la novità di presentare una sfilata in un ambiente particolare ma anche per la vicinanza e affinità che c’è in qualche modo fra mondo delle griffe e quello del vino, apprezzati da un consumatore evoluto che è quindi il target di riferimento per entrambi. Il teatro e la poesia invece sono una grande passione ed è qualcosa che vorremmo poter ripetere più spesso. E’ chiaro che l’obiettivo finale di questo eventi è soprattutto quello di far conoscer meglio sia la nostra azienda che i nostri prodotti. Anche per far capire che dietro ad un’azienda come la nostra non c’è solo la produzione fine a se stessa ma una spiccata sensibilità al bello e all’accoglienza. Penso, inoltre, che lo stesso consumatore del vino oggi sia incuriosito nel conoscere più da vicino le realtà enologiche. Il vino è cultura, non basta solo berlo, e c’è una forte richiesta, soprattutto da parte dei consumatori più giovani, di capire cosa c’è dietro un bicchiere di buon vino, dalla vinificazione sino agli abbinamenti. Per questo noi, durante queste serate a tema, organizziamo anche brevi visite alla nostra cantina e una piccola degustazione guidata dei nostri prodotti, soprattutto quelli tipici del territorio, dal Gambellara al Tai Rosso. Sia chiaro, perché tutto questo possa funzionare bisogna avere una cantina ben curata e in un bell’ambiente, dotata anche di una sala di degustazione. Sicuramente l’intenzione è quella di proseguire lungo questa strada di promozione attraverso eventi mirati, anche se si tratta di un lavoro abbastanza complesso e che esula da quello nostro tradizionale. Pur se non nell’immediato, il rientro di queste iniziative è certamente tangibile in termini di maggior riconoscibilità della nostra azienda e di avvicinamento della potenziale nuova clientela. Magari, trovandone il tempo, anche con appuntamenti fissi. Fra le altre cose che vorremmo fare in futuro c’è anche un corso di avvicinamento al vino ma ci sono arrivate anche parecchie richiesta per ospitare dei matrimoni, cosa che sarebbe davvero nuova e inconsueta. Credo, ad ogni modo, che si debba cercare sempre di avvicinare l’enoturista, un settore secondo me ancora tutto da esplorare”.

Massimo De Nardo, titolare Azienda Fasol Menin, Valdobbiadene (TV)
Cerchiamo di distinguerci dagli altri con idee nuove, che non siano i soliti canali commerciali tradizionali

“La nostra azienda organizza due tipologie di eventi: mostre di artisti locali, principalmente vicini al nostro territorio, e concerti musicali, alternando il jazz, il blues e la classica. Spesso le due cose, visto che le esposizioni d’arte hanno una lunga durata, coincidono. Organizziamo tre o quattro mostre, che complessivamente vanno a coprire tutto l’arco dei dodici mesi, e dai 15 ai 20 concerti l’anno. E’ chiaro che c’è anche un interesse commerciale dietro a questo proposte, ma direi che per quanto ci riguarda c’è soprattutto il semplice gusto di realizzarle. Insomma, cerchiamo di unire, come si dice, l’utile al dilettevole. Inoltre, essendo noi una realtà relativamente nuova fra le aziende della zona, cerchiamo di distinguerci dagli altri con idee nuove, che non siano i soliti canali commerciali tradizionali. Per farci conoscere meglio tramite quello che è il sistema alla fine più efficace, ossia il passaparola. Il nostro interesse, quindi, è che poi gli spettatori di questi spettacoli magari possano venire anche a farci visita in cantina per acquistare i nostri vini. Quello di Conegliano e Valdobbiadene è un territorio, fra l’altro, molto ricco di talenti artistici, sia per l’arte figurativa che per la musica, Ci risulta quindi abbastanza facile organizzare le nostre serate culturali, anche se di recente abbiamo cercato di allargare il tiro proponendo qualche artista di livello internazionale. La priorità va sempre al territorio e mi auguro anche le nostre iniziative, in qualche modo, siano di traino ad una maggior attenzione verso il mondo locale della cultura, dell’arte e della musica. Nelle nostre serate cerchiamo di non esagerare comunque nelle promozione, facciamo qualche piccolo aperitivo o qualche giro in cantina ai nostri ospiti, ma non c’è alcun obbligo, solo a chi interessato davvero. Come ritorno siamo soddisfatti, ma c’è da dire che complessivamente stiamo vivendo un periodo fortunato per il nostro vino, che è il Prosecco. Direi che alla fine il mix vincente sta proprio qui, nella proposta di un prodotto di qualità, affiancata ad una politica commerciale un po’ fuori dagli schemi”.

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Paolo Colombo

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