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La Vie En Rosé

concorso-rosati-2015-750x375Volete stupire un amico o un’amica appassionati di vino? Proponetegli un rosato, o meglio “rosé” alla francese se volete darvi più tono, magari con le bollicine e, meglio ancora, abbinato ad un ottima pizza gourmet. Siamo pronti a scommettere che vi guarderà inarcando le sopracciglia, con un tono un po’ perplesso come se volesse dirvi “ma sei sicuro?”. Se c’è una tipologia di vini assolutamente sottovalutata e piena di luoghi comuni, questa è propria quella dei rosati. Cominciamo col sfatarne alcuni. Un vino da donne? Giammai. Da bere solo d’estate? Proprio per niente. Una via di mezzo fra un bianco e un rosso? Assolutamente no. E allora cominciamo a conoscerli un po’ meglio e, perché no, ad apprezzarli per quello che sono: vini unici, con una propria e ben precisa personalità, la cui qualità oggi non ha proprio nulla da invidiare ai fratelli maggiori bianchi e rossi. Continue Reading

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Giovanni Gregoletto: le “meraviglie del vino”

VITE cover MCDietro ogni bicchiere di vino si nascondono storie e racconti di uomini, ricche di piccoli e spesso curiosi aneddoti, di avventure ma anche di sventure. Giovanni Gregoletto, che proviene da una nota famiglia di viticoltori da diverse generazioni di Premaor di Miane, con certosina pazienza, ha iniziato, ormai da parecchi anni, a raccoglierle ed oggi il suo progetto editoriale, racchiuso in tre libri, ha iniziato finalmente a vedere la luce. Sono usciti da poco, e presentati al recente Festivaletteratura di Mantova, infatti, i primi due volumi di questa opera assolutamente originale nella concezione e nella sua realizzazione. Si tratta di “Vite Ambulante. Nuove cattedre di enologia e viticoltura” e di “Accidenti, malattie e parassiti della vite”, entrambi autoprodotti dalla Edizioni SUV, la casa editrice legata allo Spazio dell’Uva e della Vite, open-space per esposizioni, incontri culturali e altro creato dallo stesso Gregoletto presso il piccolo stabilimento dove produce artigianalmente la Birra Follina a Pedeguarda di Follina.

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Gli indipendentisti del vino

89683.jpg.origSono la voce fuori dal coro, quella nicchia di aziende e produttori che ha scelto di operare al di là delle solite logiche associative, consortili e di mercato. I duri e puri o, come gli ha definiti qualcuno, “gli anarchici del vino”. Ma che dalla loro nascita come associazione, nel 2008, sono cresciuti di numero e di importanza, tanto da aver ottenuto due anni fa l’accreditamento presso il Ministero delle politiche Agricole in qualità di “interlocutore presso tutti i tavoli di concertazione relativi alla filiera vino”, con un ruolo attivo per la presentazione di interrogazioni e proposte su tematiche cruciali riguardanti la vita quotidiana delle imprese vitivinicole. Loro sono i Vignaioli Indipendenti, riuniti in un’associazione – la Fivi – che conta oltre 700 soci in tutti Italia e che proprio in Veneto ha una rappresentanza consistente (anche l’attuale presidente della federazione, Matilde Poggi vignaiola di Bardolino, ed uno dei due vicepresidenti, Leonildo Pieropan da Verona, sono veneti).

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Vino, arte e cultura

Eccellenti-pittori-189x300Un viticoltore con una spiccata sensibilità per la cultura e l’arte. Ma anche un acuto ricercatore delle affascinanti storie che si celano dietro alla coltivazione dell’uva e alla produzione del vino. Giovanni Gregoletto è sicuramente un vignaiuolo anomalo, nel senso che da sempre affianca al lavoro in vigna anche e in cantina una sua personale ricerca delle radici della stessa, tanto che i due aspetti convivono inscindibilmente nella sua personalità. Ultimo esempio di questa sua doppia anima domenica scorsa, 17 novembre, quando ha invitato il giornalista e critico Camillo Langone a presentare il suo ultimo libro, “Eccellenti Pittori”, a Pedeguarda di Follina, dove stanno per nascere le sua più recenti idee, lo “Spazio dell’Uva e del Vino”, originale museo dedicato alla viticoltura la cui apertura è prevista per la primavera del 2014, e nello stesso stabile la Birreria Follina.

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Vini bio e naturali, un mondo da scoprire

Vini naturali, vini veri, vini biologici, vini biodinamici. Chiamateli un po’ come volete, ma una cosa è certa: chi si occupa di vino non può certo prescindere da quello che, partito come fenomeno di nicchia, sta pian piano conquistandosi spazio, alle fiere (vedi il ViViT, la rassegna che ha debuttato quest’anno al Vinitaly) come ai concorsi (il più noto a livello internazionale è il Biofach organizzato dalla fiera tedesca Mundus Vini). E lo dicono anche i numeri: 52.812 ettari di vigneti in Italia (dati Sinab 2011), da sempre una delle nazioni ai vertici per l’agricoltura biologica, per un mercato che oggi vale 3 miliardi di euro (sui 40 a livello mondiale), con una fetta consistente di export. E del grande successo se n’è accorta anche la Comunità Europea, che da questa vendemmia permette la dicitura “vino biologico” in etichetta, a differenza del passato in cui era solo permessa la scritta vino proveniente “da uva da agricoltura biologica”. Non che faccia poi una grandissima differenza, anche perché la regolamentazione europea, criticata da più parti, prescrive regole che non sono piaciute soprattutto ai “puristi” (e sono molti) sui coadiuvanti di processo e sulle tecniche che si possono utilizzare e soprattutto sui limiti all’utilizzo dei solfiti (i rossi secchi bio avranno un limite massimo di 100mg/l, per i bianchi secchi bio il limite sarà di 150mg/l). Ma Per caprine un po’ di più sull’argomento, se sia o no un fenomeno di moda o una realtà ben consolidata oppure come venga trattato nel mondo della ristorazione, abbiamo fatto intervenire nel nostro focus quattro personaggi chiave, fra produttori, enologi e ristoratori, nomi notissimi nel mondo dei vini naturali e non. Buona lettura.

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Sotto ai 12%

Basta vini corposi e strutturati. Molto meglio la leggerezza e l’amabilità. C’è, inutile nasconderlo, un ripensamento nel consumo del vino, che premia spesso i vini a bassa gradazione alcolica. Se negli ultimi anni il grado dei vini prodotti nel nostro paese è tendenzialmente aumentato, dall’altra parte i consumi si sono notevolmente ridotti, attestandosi sino a scendere sotto i 40 litri pro capite. Ecco, allora, che i vini a ridotta gradazione alcolica potrebbero essere una delle soluzioni per rilanciare il consumo, spingendo magari proprio sulla leva del “bere consapevolmente”. Se ne parlò, un anno fa, durante un convegno al Vinitaly, sul tema “Intorno ai 12%. Vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato” organizzato da L’Informatore Agrario. In molti paesi stranieri, del resto, la domanda di vini a bassa gradazione è fortemente in crescita, dalla Francia alla Germania, dagli Stati Uniti all’Inghilterra. Ma si tratta davvero di una tendenza duratura o è forse solo una moda passeggera? E, volendo seguirla, quali sono gli interventi da effettuare in vigneto e in cantina? Fino a che punto le aziende vinicole devono tendere l’orecchio ai desideri dei consumatori, piuttosto che proporre il loro stile personale? Queste le domande che abbiamo rivolto a tre enologi di fama, Roberto Cipresso, Renzo Cotarella e Alessio Planeta, ed al miglior sommelier Ais del 2011, Gabriele Del Carlo. Buona lettura. Continue Reading

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I mestieri del vino

I mestieri del vinoChe una soluzione al problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, possa passare dal settore vinicolo? A sentire gli interventi durante il convegno “Professione Vino”, organizzato da Ais Veneto durante l’ultima edizione de “Il Veneto al 300×100”, parrebbe proprio di sì. Tutti i relatori presenti hanno concordato su un concetto: il sistema vino, nonostante la crisi, tiene molto bene e quindi, dal punto di vista occupazionale promette ottime prospettive. Le scuole di formazione ci sono, registrano spesso il tutto esaurito, e funzionano bene; il mondo universitario comincia a proporre corsi e specializzazioni di tutto rispetto. Insomma, chi fosse interessato a trovarsi un lavoro sicuramente gratificante, a contatto con la natura ed il territorio, e che offre moltissime esperienze, spesso all’estero visto che ormai per il vino italiano il mercato è quello globale, può tranquillamente farci un pensierino come scelta di vita. E i sommelier? Innanzitutto bisogna dare il grande merito alla nostra associazione di aver fatto crescere moltissimo negli ultimi anni la cultura del vino, e non è certo poca cosa. Poi, sicuramente, iniziative come il concorso di miglior sommelier, contribuiscono a rafforzare l’immagine di grande competenza dei nostri soci e, perché no, ad aprirgli qualche strada per un’occupazione nella ristorazione o nelle enoteche. Come di consueto, abbiamo raccolto le testimonianze più interessanti dal convegno di Susegana, che hanno affrontato il tema da diversi punti di vista, partendo dai dati occupazionali del settore alle esperienze dei “figli d’arte”, che raccolgono il testimone dalle generazioni precedenti, dall’analisi delle figure coinvolte nel processo produttivo sino ad arrivare alle professionalità di ristoratori e sommelier. Buona lettura.

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A tavola con la birra

BirraFenomeno birra. Da bevanda senza identità (“la birra? non esiste – spiega Kuaska, uno dei maggiori esperti italiani – basti pensare che la maggior parte delle persone quando chiede una birra dice “una media”, senza specificare altro, come se uno andasse dal macellaio e chiedesse solamente “mi dia due etti””) a prodotto sempre più apprezzato sulle tavole, anche e soprattutto nella ristorazione. Qualche numero per inquadrare meglio il fenomeno. Nell’ultimo anno i consumatori di birra fuori casa sono cresciuti del 148% e sono saliti anche i produttori, grazie soprattutto al fenomeno dei birrifici artigianali, con oltre 1500 marchi presenti oggi nel nostro paese. A bere birra sono 30 milioni di italiani (58,5%), di cui tante donne (42%). E che la birra stia in questi ultimi anni acquisendo una sempre maggiore notorietà lo dimostra anche l’uscita della prima guida interamente dedicata a quei ristoranti, pub o beer-shop che si sono distinti per la miglior offerta di abbinamento cibo-birra. Insomma, non c’è dubbio che la birra rappresenti oggi un nuovo modo di bere ed anche di abbinare i piatti, grazie alla sua estrema versatilità. Un universo però ancora tutto da scoprire, a metà strada fra la moda del momento e una crescita lenta ma constante nel conquistare i gusti dei consumatori. Per capire cosa c’è dietro il mondo della birra e, soprattutto, come viene proposta nel mondo della ristorazione, abbiamo sentito il parere di quattro dei massimi esperti del nostro paese: Teo Musso, considerato un vero e proprio pioniere della birra di qualità in Italia grazie al suo marchio Baladin e alle moltissime iniziative che ha portato avanti in questi anni, Lorenzo Dabove detto “Kuaska”, uno dei più noti degustatori di birre e massimo esperto italiano di birre belghe, Andrea De Bortoli, titolare del Nidaba di Montebelluna (TV), vincitore del premio per la diffusione della cultura della birra secondo la guida de L’Espresso “Le tavole della birra 2011”, e Fabiano Toffoli, mastro birraio della 32 Via Dei Birrai di Onigo di Pederobba (TV), uno dei migliori birrifici artigianali d’Italia. Continue Reading

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Bere consapevole

Bere consapevoleSpira un’aria nuova nel consumo del vino. Se ne sono accorti in primis enotecari e ristoratori, e anche qualche azienda. Vuoi per una maggior attenzione all’aspetto salutistico, vuoi anche per la ricerca del contenimento delle spese, i modi del bere appaiono oggi diversi da quello che erano sino a pochi anni or sono. Si beve meno e meglio, ma soprattutto si beve in modo diverso. Più vini al calice che bottiglie, con un ritorno abbastanza evidente del consumo delle mezze bottiglie, la ricerca della freschezza, dell’eleganza, della beva, sta prendendo il posto alla robustezza e alla corposità. E spuntano, in questo senso, anche iniziative inconsuete, almeno per il nostro paese, come il wine bag, la borsa che sempre più ristoratori offrono ai propri clienti per portarsi a casa il vino non terminato, e il bottle sharing, l’apertura di una bottiglia, spesso di vini importanti, servita su più tavoli. Per analizzare meglio questo fenomeno abbiamo chiesto l’opinione di diversi addetti ai lavori: il presidente del Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Franco Adami, il titolare della catena di enoteche-ristoranti Vineria Omar Bortoletto, la presidente del Gruppo Ristorantori Padovani Elena Cristofanon e il critico enogastronomico Franco Ziliani. Buona lettura.

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Vino, web e social network

Vino, web e social networkVino e internet. Un matrimonio felice? A guardare numeri e sondaggi parrebbe proprio di sì. Il vino, secondo una recente ricerca, compare infatti in quasi il 2% delle conversazioni in rete che si svolgono nelle principali lingue europee, per un totale di 105 mila conversazioni ogni giorno. E anche le aziende, in un settore tradizionalmente legato ad un prodotto tangibile e concreto come il vino, si stanno sempre più orientando verso una comunicazione virtuale. Un’altra recentissima ricerca (Axiter-Confcommercio/Unicab per conto di Vinitaly) rivela che ben sette cantine su dieci prevedono di destinare quest’anno risorse aggiuntive alla comunicazione sul web. Dove gli strumenti ormai sono molteplici, dal sito aziendale alla presenza sui social network come Facebook e Twitter, dai blog creati da critici, sommelier o semplici appassionati ai forum tematici. Una massa enorme di informazioni cui gli appassionati attingono ormai quotidianamente per informarsi sulle etichette, sulla qualità dei vini, sulle serate di degustazione, sugli orientamenti del mercato e su quant’altro possa interessarli del panorama enologico. Ma quanto vale davvero l’informazione sulla grande rete di internet? E’ efficace e soprattutto attendibile? E quali sono gli sviluppi per il mercato del vino? Lo abbiamo chiesto a quattro esperti sia di vino che di internet, due dalla parte delle aziende, Francesco Zonin vicepresidente dell’omonima casa vinicola vicentina e Lorenzo Biscontin direttore marketing delle Cantine Santa Margherita, e due dei più noti wineblogger italiani, Franco Ziliani di Vinoalvino.org e Angelo Peretti di Internetgourmet.it.

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