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Veneti da conquista

In termini di strategia aziendale si chiama diversificazione. Ossia, allargare la propria gamma con nuovi prodotti con lo scopo di ampliare il mercato e incrementare le possibilità di scelta dei propri clienti. Nel caso del vino questa scelta si traduce spesso nell’acquisizione di nuove tenute in zone vocate, spesso anche molto lontane e diverse da quella che è l’area storica di produzione originale di un’azienda. Al primo posto la Toscana, ovviamente, ma anche in Sicilia, Puglia, Piemonte, Trentino. Per le aziende venete è una strategia di espansione che ha radici lontane, ma che oggi si sta via via sviluppando. E’ così che sono nati i grandi gruppi vinicoli, vere e proprie “holding”, trasformatesi negli anni in colossi enologici di tutto rispetto e fra le prime aziende italiane del vino. Continue Reading

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Svizzera Market

Non c’è progresso senza confronto. E in un mercato ormai globalizzato il confronto vuol dire rapportarsi con diverse realtà al di fuori dei propri confini. Anche perché, diciamolo, nel settore del vino la tendenza italiana è quella dell’autarchia, del bere solo prodotti di casa nostra (quasi il 90%). Ma c’è, invece, là fuori tutto un mondo che aspetta di essere scoperto. E, magari, nel confronto diretto, di offrire spunti, idee e riflessioni interessanti, magari da replicare e mettere in pratica anche qui. E’ su questi presupposti che Ais Veneto da sempre, attraverso i suoi viaggi-studio, sostiene la necessità di conoscere meglio anche altre realtà vinicole. Sviluppata durante la recente edizione della manifestazione “Il Veneto al 300×100”, ad esempio, grazie ad un convegno intitolato “Mondo Vino”, un format che Ais vuole portare avanti proprio con l’idea di approfondire meglio la conoscenza di mercati diversi, di altre sommellerie, di consumatori con gusti differenti. Già qualche articolo fa avevamo analizzato il fenomeno Cina ed oggi, proprio prendendo spunto dal convegno di cui sopra, si parla di Svizzera. Una terra vicina, ma con differenze sostanziali, come vedremo, sul mercato enologico ma anche molte analogie.

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Obiettivo Cina

Ci sono dei novelli Marco Polo in azione. Sono i grandi gruppi vinicoli, ma spesso anche le più dinamiche ed intraprendenti medio-piccole aziende, che sempre più numerosi attraversano l’Asia per portare i loro vini ai consumatori cinesi. Anche se la Cina non è né così vicina (il volo Milano-Pechino dura circa 15 ore), né così semplice da approcciare, certamente è il mercato del momento. Non fosse altro per i numeri enormi del più popoloso paese del pianeta (un miliardo e 400 milioni di abitanti all’ultimo rilevamento), ma soprattutto perché i cinesi stanno cominciando ad apprezzare gusti e modelli all’occidentale, forti anche di un aumento considerevole di benessere e ricchezza. Ed il vino, il buon vino, è uno di questi. Da alimento, sta diventando per i cinesi, uno status symbol, un segno di lusso e prestigio sociale, ed i vini pregiati sono uno dei più apprezzati e ricercati, tanto che la Cina è addirittura il primo importatore al mondo per vini di pregio. Continue Reading

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Piccole Vinitaly

Piccole VinitalyFino a qualche anni fa, nell’immaginario collettivo, le feste e sagre dell’uva erano ancora legate ad uno stereotipo fatto di bevute ad libitum, di fontane che sprizzano vino in abbondanza (“Lo vedi, ecco Marino/la sagra c’è dell’uva/fontane che danno vino/quant’abbondanza c’è… ” dice il celebre testo de “’Na gita a li Castelli”, popolare canzone romanesca che risale addirittura al 1926 resa celebre da Ettore Petrolini, Claudio Villa, Lando Fiorini e Gabriella Ferri), insomma di momenti fatti di tanta allegria e spensieratezza, dovute anche al fatto che la maggior parte di loro si svolgeva nel periodo post-vendemmia. Certo, la tradizione spesso rimane (alla Festa dell’Uva di Soave, una delle più antiche d’Italia iniziata nel lontano 1929, la “fontana del vino” c’è ancora), ma le cose oggi sono cambiate. E molto. Le moderne sagre enologiche che si svolgono numerose in regione, soprattutto nelle aree dedicate, dal Coneglianese al Soave, possono oggi a buon titolo definirsi un osservatorio privilegiato della miglior produzione vinicola locale. Spesso non si tratta di semplici sagre, ma di veri e propri concorsi enologici di tutto rispetto, con tanto di degustazioni, punteggi e diplomi di merito. Piccole Vinitaly che stanno crescendo, soprattutto a livello qualitativo. Per capire i motivi di questa evoluzione il nostro giornale ha coinvolto quattro di queste sagre, nelle voci dei loro responsabili, quella della Primavera del Prosecco (che in realtà non è un’unica sagra ma ne riunisce ben 17, che si svolgono nella Marca trevigiana fra la primavera e l’estate), e quelle di Soave, Breganze e Conegliano. Buona lettura.

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Wine evolution

Vino a tavolaL’evoluzione dei consumi di vino ha subito, negli ultimi anni, una decisa sterzata. Complici, da una parte il periodo di crisi che ha contribuito non poco a ridurne il consumo, dall’altra le restrittive leggi anti-alcol, che inibiscono l’uso in particolar modo nella guida. Negli ultimi due anni, secondo uno studio di Astra Ricerche, il 77% degli italiani di età superiore ai 15 anni, ha dichiarato di aver ridotto i propri consumi ed il vino non ha fatto eccezione, con un saldo negativo del 15% tra coloro che hanno dichiarato di aver aumentato il consumo di vino e quanti invece lo hanno ridotto. Ma c’è anche un aspetto qualitativo, che va considerato. Se è vero che 8 milioni di consumatori dicono di aver diminuito il consumo di vino, altro elemento estremamente significativo è che il 76% degli italiani ha dichiarato di non aver diminuito la qualità del cibo che acquista. Sta, quindi, cambiando anche il gusto dei consumatori, sempre meno affascinanti dai grandi rossi barricati e più orientati su vini leggeri, in primis le “bollicine”, dalla Franciacorta al Prosecco, capaci di exploit eccezionali negli ultimi anni, tanto da riuscire a guerreggiare persino con il “monumentale” Champagne. E cambia anche la tipologia stessa del consumatore: con i giovani e in particolare il mondo femminile, sempre più attratti dal buon bere. Carne al fuoco c’è quindi in abbondanza per cercare di capire come si sta evolvendo il consumo del vino e quali tendenze ci aspettano nell’immediato futuro. Per farlo, abbiano coinvolto cinque chef italiani, che ci raccontano il punto di vista della ristorazione, quello se volgiamo più vicino al consumatore. Sono Raffaele Alajmo de Le Calandre, il presidente della Scuola di cucina Alma Gualtiero Marchesi, Leandro Luppi della Trattoria Vecchia Malcesine, Michela Berto del Ristorante Rio San Martino e Carlo Andrighetto de L’Eccellentissimo. Buona lettura.

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