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Svizzera Market

Non c’è progresso senza confronto. E in un mercato ormai globalizzato il confronto vuol dire rapportarsi con diverse realtà al di fuori dei propri confini. Anche perché, diciamolo, nel settore del vino la tendenza italiana è quella dell’autarchia, del bere solo prodotti di casa nostra (quasi il 90%). Ma c’è, invece, là fuori tutto un mondo che aspetta di essere scoperto. E, magari, nel confronto diretto, di offrire spunti, idee e riflessioni interessanti, magari da replicare e mettere in pratica anche qui. E’ su questi presupposti che Ais Veneto da sempre, attraverso i suoi viaggi-studio, sostiene la necessità di conoscere meglio anche altre realtà vinicole. Sviluppata durante la recente edizione della manifestazione “Il Veneto al 300×100”, ad esempio, grazie ad un convegno intitolato “Mondo Vino”, un format che Ais vuole portare avanti proprio con l’idea di approfondire meglio la conoscenza di mercati diversi, di altre sommellerie, di consumatori con gusti differenti. Già qualche articolo fa avevamo analizzato il fenomeno Cina ed oggi, proprio prendendo spunto dal convegno di cui sopra, si parla di Svizzera. Una terra vicina, ma con differenze sostanziali, come vedremo, sul mercato enologico ma anche molte analogie.

La sua morfologia non ne fa un paese dalla grande tradizione enologica, ma è certo che negli ultimi anni le aziende vitivinicole elvetiche sono cresciute molto, così come la qualità dei loro vini. La superficie destinata alla viticoltura è di 15 mila ettari, i tre quarti dei quali si trovano principalmente nella parte di lingua francese, e più precisamente nel Vallese (oltre 5.000 ettari). Il Ticino italiano invece rappresenta per importanza il quarto vigneto nazionale con 1.040 ettari, principalmente a Merlot (80%). Il consumo globale di vino è di 2,8 milioni di ettolitri, per un dato pro capite di 37,9 litri l’anno (molto simile a quello italiano che è di 38, 4). Pur essendo considerata quindi un “big consumer” la Svizzera è anche un grande importatore di vino, visto che la produzione copre solo un terzo del mercato, con Italia e Francia ai primi posti fra le preferenze dei consumatori. Inoltre, essendo anche un paese dal Pil pro-capite elevato, ha una capacità di spesa molto alta ed è quindi un ottimo mercato per le imprese vinicole.

A parlare di Svizzera abbiamo quindi coinvolto i due relatori del convegno, il direttore commerciale di Valsangiacomo, azienda vinicola con sede a Mendrisio, Ezio De Bernardi, il direttore dell’agenzia di promozione Ticinowine Francesco Tettamanti, il segretario generale della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Fabrizio Macri ed il titolare del gruppo vinicolo Plozza Andrea Zanolari. Come sempre, buona lettura.

 

 

 

Ezio De Bernardi
Direttore commerciale Valsangiacomo

“C’è molta attenzione alla sommellerie,
tanto che a breve arriverà anche
il diploma federale”

“Lavoro da dieci anni presso la Valsangiacomo, realtà molto conosciuta e primo produttore vinicolo del Canton Ticino. Produciamo 200 mila bottiglie l’anno, con destinazione soprattutto il mercato svizzero e principalmente su due canali, la ristorazione e la Gdo di qualità, ma anche nelle enoteche e nell’alta gastronomia. Una distinzione rispetto alla realtà italiana è data dal fatto che la presenza nella grande distribuzione non ci penalizza nei confronti della ristorazione, delle enoteche o delle vendite ai privati. Si tratta sempre e comunque di una presenza di qualità, dato che al vino è riservato un ottimo trattamento, molto spesso con l’affiancamento di un sommelier a consigliare i clienti negli acquisti. Credo che il consumatore elvetico si possa quindi definire attento e ben preparato; quando si reca in negozio o in enoteca sa esattamente dove indirizzarsi e dispone anche di una buona propensione alla spesa, ma sempre con attenzione al rapporto qualità/prezzo. Inoltre viaggia spesso, magari per tour enogastronomici in Piemonte o in Toscana. Fra i diversi cantoni, il mercato più interessante per i nostri vini, anche come possibilità di acquisto visto che hanno un prezzo medio molto alto, è quello della Svizzera tedesca, in quanto quella italiana si orienta soprattutto sui vini italiani e quella francese sui francesi. Grazie al lavoro degli ultimi anni, il vino del Canton Ticino sta ottenendo ottimi risultati e sta aumentando la sua reputazione e la sua immagine. C’è molto concorrenza, direi a partire dagli ultimi 15 anni, soprattutto di vini provenienti da mercati emergenti, che offrono vini più rotondi, fruttati e “piacioni” a prezzi anche molto contenuti. E’ servito ad avvicinare sicuramente i giovani al mondo del vino, ma direi che poi a lungo andare le preferenze sono rimaste verso i classici vini europei. Oggi i vini del cosiddetto Nuovo Mondo fanno un po’ fatica ad emergere. L’Italia, invece, mantiene una reputazione e una considerazione ancora molto alte, con prezzi accessibili e prodotti di qualità. Al confronto i vini svizzeri scontano sicuramente un maggior costo di partenza, sia per le uve che per la lavorazione. La nostra azienda, oltre ai nostri vini, su base merlot, fra cui il particolare Bianco di Merlot, un vino in crescita, distribuisce anche alcuni vini italiani come il Prosecco e il Chianti. C’è in Svizzera anche molta attenzione alla sommellerie, i corsi sono ben frequentati, e permettono di ottenere, penso unico caso al mondo, il diploma statale cantonale e a breve arriverà anche il diploma federale. Pochi però riescono ancora a lavorare come professionisti, e questo avviene solo nell’alta ristorazione o nelle enoteche. La crisi, del resto, ha colpito anche da noi soprattutto il settore della ristorazione, con dati in calo negli ultimi anni. Così è difficile trovare un’occupazione per un sommelier, anche perché, ed è una nota dolente del settore in Svizzera, molti ristoratori propongo solo vini che offrano buone rese piuttosto che pensare alla soddisfazione del cliente. Per quello che riguarda le carte dei vini sono seguite solo dove c’è professionalità, anche se il livello generale direi che è buono”.

 

 

 

Francesco Tettamanti
Direttore Ticinowine

“La Svizzera, con la sua forte concorrenzialità,
è un osservatorio interessante
sulle dinamiche di mercato”

“La viticoltura svizzera dispone di 15 mila ettari, coltivati specie lungo il Rodano, nel Canton Vallese. In questa realtà il Canton Ticino occupa una piccola fetta di poco più di 1.000 ettari, per la maggior parte coltivati a merlot. Il mercato svizzero è composto da ottimi consumatori di vino, con 38-40 litri pro capite ma con un prezzo medio di acquisto molto elevato. Una delle caratteristiche più interessanti è data dal fatto che si tratta di un mercato molto aperto, con ben un 60% di importazioni. Con la sua produzione, infatti, la Svizzera riesce a coprire solo un terzo della domanda, quindi due terzi provengono dall’estero, con paese principale l’Italia, che negli ultimi anno ha superato di poco la Francia, e al terzo posto la Spagna. Direi che, grazie anche ad un euro svalutato e con prezzi quasi artificialmente più bassi rispetto ai paesi di provenienza, i prodotti d’importazione stanno andando molto bene. A Italia, Francia e Spagna, inoltre, si sono aggiunti negli ultimi anni anche vini cileni, australiani, argentini e sudafricani, il che fa della Svizzera un osservatorio interessante sulle dinamiche di mercato. In questo le difficoltà maggiori le scontano proprio i vini svizzeri, perché hanno prezzi più alti di quelli importati a causa di costi di produzione molto elevati, con punte di 300-350 euro al quintale per le uve. Inoltre molti esercenti effettuano ricarichi spesso eccessivi, fino a tre, quattro volte il costo del vino. Con un mercato così aperto ed una concorrenza così forte, un fattore chiave per poter emergere è rappresentato dal sapere comunicare bene i propri prodotti, magari con forme e metodi originali che utilizzino la rete di internet. Una volta funzionava la promozione a livello cartaceo, ma oggi i tempi sono cambiati anche perché il consumo si è spostato dal ristorante alle mura domestiche e di conseguenze sono cambiate le forme di acquisto: sono sempre più spesso le donne che si occupano del vino, spesso comprandolo presso la grande distribuzione. E nello stesso tempo sta crescendo la passione dei giovani nel vino, che sono il nuovo punto di riferimento del mercato del in Svizzera, tanto che per loro si organizzano spesso corsi di degustazione o eventi organizzati. Il grado di conoscenza medio non è molto elevato, soprattutto nelle classi sociali più basse, ma c’è comunque una fascia di consumatori più attenti e ben formati. Una dimostrazione è data dall’incremento di presenze in eventi come Cantine Aperte e dalla crescita del fenomeno dell’enoturismo; anche l’acquisto diretto in cantina è ad un buon livello, visto che i ricarichi nella grande distribuzione sono molto alti, si arriva anche al 40% in più, pur con un’Iva molto bassa che si attesta sull’8%”.

 

 

 

Fabrizio Macri
Segretario generale della Camera di commercio italiana per la Svizzera

“La penetrazione commerciale in Svizzera
ha una prospettiva solo se parte
da una promozione territoriale”

La Svizzera è il quarto mercato di importazione al mondo di prodotti italiani: l’export italiano in Svizzera ammontava nel novembre 2012 a 21,14 miliardi di euro. Tale quota, nonostante il periodo di diffusa debolezza congiunturale, non accenna a diminuire con un aumento del 12,5% nei primi 11 mesi del 2012. Le esportazioni vinicole italiane in Svizzera ammontano a circa 365 milioni di franchi che fanno dell’Italia il secondo paese fornitore alle spalle della Francia (423 milioni di franchi). L’Italia, tuttavia, è di gran lunga il primo fornitore di vino in quantità (713.127 ettolitri a fronte dei 454.148 esportati dalla Francia) con un valore medio a bottiglia di 5,1 franchi contro i 9,3 franchi della bottiglia francese. Tutto ciò a conferma del fatto che ancora molto resta da fare in termini di promozione della qualità percepita e dei marchi di prestigio del made in Italy vitivinicolo. I canali di vendita più dinamici sono il dettaglio specializzato, che in Svizzera importa diffusamente e direttamente dall’Italia, e i grandi magazzini della grande distribuzione organizzata. In sofferenza invece, soprattutto per quanto riguarda i margini, l’ingrosso alimentare. Il consumatore svizzero è informato ed attento alla qualità: tendenzialmente indifferente al prezzo purché ci sia massima trasparenza ed onestà nel rapporto qualità/prezzo, usa il suo elevato potere d’acquisto per acquistare vini rinomati oppure di nicchia ed alta qualità. Il prodotto italiano è trendy e di successo in tutte le fasce di età; viene consumato nei ristoranti e nelle case ma anche nei bar e nei locali da un pubblico mediamente giovane ed abbiente. Le cantine italiane che volessero esportare in Svizzera, quindi, devono entrare in un’ottica di promozione territoriale. La Svizzera è un mercato ricco e dinamico in grado di assorbire grandi volumi di prodotto italiano, nonostante la ridotta dimensione demografica, ma anche fortemente presidiato e concorrenziale. Il suo alto potere di acquisto lo rende un mercato ambito e difficile. La penetrazione commerciale ha una prospettiva se parte da una promozione territoriale e quindi da una Camera di Commercio o un Consorzio che tramite fondi propri od europei sia in grado di investire in una promozione sistematica sul mercato, non solo di un vino o di una cantina ma di un territorio con i suoi vitigni più prestigiosi. Quest’approccio fornisce la necessaria massa critica per avere un impatto sul mercato. Inoltre bisogna entrare in un’ottica di medio-lungo periodo, accettando magari di iniziare ad esportare piccoli quantitativi presso piccoli operatori in attesa che il prodotto venga conosciuto, apprezzato e diffuso. Molto importante, infine, è entrare in un’ottica di partnership con l’importatore e non di semplice fornitura. La Camera di commercio italiana in Svizzera è la chiave di accesso del vino italiano al mercato. La Camera, sebbene sia un soggetto istituzionale riconosciuto dal Governo italiano ed operante all’interno della rete delle camere di Commercio Italiane all’Estero, non è un ufficio pubblico ma una struttura privata, una libera associazione di imprenditori che opera con criteri privatistici cercando di massimizzare l’efficienza dei suoi interventi. Nel vino abbiamo un’esperienza ormai ventennale nell’organizzazione di degustazioni accompagnate da momenti di incontri business tu business in Svizzera e nell’organizzazione di delegazioni di buyer specializzati, a cominciare dal Vinitaly. La Camera è il partner tipico di soggetti quali consorzi e Camere di Commercio che abbiano intenzione di realizzare azioni di promozione di vino italiano sul mercato svizzero seguendo la traccia già seguita dalla Camera con consorzi di vini molto prestigiosi quali il Barolo ed il Franciacorta”.

 

 

Andrea Zanolari
Titolare Plozza Wine Group

“I consumatori svizzeri sono molto disponibili
sia a provare nuovi vini
che a spendere per quelli di qualità”

“Una particolarità di molte aziende enologiche svizzere, come la nostra, è quello di vendere i propri prodotti pur commercializzando anche altri marchi. La Plozza, nata nel 1919 in Valtellina, è un’azienda storica che produceva solo vini territoriali. Poi si sono aggregate nel gruppo altre realtà, come un’azienda produttrice dei Grigioni, una delle zone vinicole più ambite della Svizzera, e una dell’Engadina, che si aggiungono alla nostra storica produzione di Franciacorta. In totale il gruppo commercializza 1600 etichette, con un mercato diviso fra la ristorazione ed il consumatore finale, tramite la Gdo, in particolare nella Svizzera tedesca e nel Ticino. Il motivo di un assortimento così vasto di prodotti è dato dal fatto che la Svizzera è un mercato molto aperto verso le importazioni. La produzione svizzera di vino, infatti, copre solo il 35% del mercato interno, il resto è suddiviso in due mercati ben distinti: il primo è appannaggio dei vini francesi, che vanno molto nella relativa zona cantonale di confine, il secondo di quelli italiani, che sono i più venduti nel Canton Ticino e nella Svizzera tedesca. Poco appeal hanno, invece, i vini austriaci e quelli tedeschi, mentre molto bene stanno andando negli ultimi anni quelli spagnoli e portoghesi. Tutto questo ha apportato una grande apertura nei gusti dei consumatori svizzeri, molto disponibili sia a provare nuovi vini che a spendere anche per quelli di qualità. Anche se spesso si lascia orientare molto dal packaging e dalla confezione di un vino. Negli ultimi anni, inoltre, il grado di competenza e conoscenza del consumatore di vino svizzero è molto cresciuto. Una conferma arriva, ad esempio, dal fatto che la nostra azienda non ha mai venduto così tanti vini di pregio come negli ultimi tempi. Il canale di acquisto preferito rimane ancora la grande distribuzione, che si sta dimostrando molto attenta verso il prodotto vino, specie per le catene di alto livello che propongono anche vini di grande qualità e pregio. Ma molto frequentate sono sia le fiere specializzate che le serate di degustazione organizzate da aziende ed enoteche. In crescita è anche il fenomeno degli acquisti in cantina, direttamente dal produttore, così come l’enoturismo. Un ulteriore elemento di crescita della cultura del vino in Svizzera è dato dal grande successo che stanno riscuotendo i molti corsi di sommelier, specie qui in Ticino, una passione spesso trasmessa dalla vicinanza con l’Italia, e che riguardano soprattutto i giovani. Anche a livello professionale qualcosa si sta muovendo, con il ruolo del sommelier che comincia a prendere piede, anche se purtroppo è presente solo nell’alta ristorazione. La disponibilità ad incrementare la propria preparazione nel mondo del vino c’è sicuramente, fra gli appassionati. Credo che continuando su questa strada possa aprirsi anche un futuro a nuove opportunità per la professione anche qui in Svizzera”.

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Paolo Colombo

2 Comments

  1. buon giorno sono un rappresentante di 5 cantine piccole esclusive italiane le volevo proporre a voi mi date indicazioni come posso incontrare un responsabile a cui posso proporre? grazie sicuri di una vostra risposta vi saluto cordialmente

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