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Veneti da conquista

In termini di strategia aziendale si chiama diversificazione. Ossia, allargare la propria gamma con nuovi prodotti con lo scopo di ampliare il mercato e incrementare le possibilità di scelta dei propri clienti. Nel caso del vino questa scelta si traduce spesso nell’acquisizione di nuove tenute in zone vocate, spesso anche molto lontane e diverse da quella che è l’area storica di produzione originale di un’azienda. Al primo posto la Toscana, ovviamente, ma anche in Sicilia, Puglia, Piemonte, Trentino. Per le aziende venete è una strategia di espansione che ha radici lontane, ma che oggi si sta via via sviluppando. E’ così che sono nati i grandi gruppi vinicoli, vere e proprie “holding”, trasformatesi negli anni in colossi enologici di tutto rispetto e fra le prime aziende italiane del vino. Continue Reading

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I mestieri del vino

I mestieri del vinoChe una soluzione al problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, possa passare dal settore vinicolo? A sentire gli interventi durante il convegno “Professione Vino”, organizzato da Ais Veneto durante l’ultima edizione de “Il Veneto al 300×100”, parrebbe proprio di sì. Tutti i relatori presenti hanno concordato su un concetto: il sistema vino, nonostante la crisi, tiene molto bene e quindi, dal punto di vista occupazionale promette ottime prospettive. Le scuole di formazione ci sono, registrano spesso il tutto esaurito, e funzionano bene; il mondo universitario comincia a proporre corsi e specializzazioni di tutto rispetto. Insomma, chi fosse interessato a trovarsi un lavoro sicuramente gratificante, a contatto con la natura ed il territorio, e che offre moltissime esperienze, spesso all’estero visto che ormai per il vino italiano il mercato è quello globale, può tranquillamente farci un pensierino come scelta di vita. E i sommelier? Innanzitutto bisogna dare il grande merito alla nostra associazione di aver fatto crescere moltissimo negli ultimi anni la cultura del vino, e non è certo poca cosa. Poi, sicuramente, iniziative come il concorso di miglior sommelier, contribuiscono a rafforzare l’immagine di grande competenza dei nostri soci e, perché no, ad aprirgli qualche strada per un’occupazione nella ristorazione o nelle enoteche. Come di consueto, abbiamo raccolto le testimonianze più interessanti dal convegno di Susegana, che hanno affrontato il tema da diversi punti di vista, partendo dai dati occupazionali del settore alle esperienze dei “figli d’arte”, che raccolgono il testimone dalle generazioni precedenti, dall’analisi delle figure coinvolte nel processo produttivo sino ad arrivare alle professionalità di ristoratori e sommelier. Buona lettura.

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Quanto ci guidano le guide?

Quanto ci guidano le guide?“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” Parafrasando una delle più note battute di Nanni Moretti (dal film “Ecce Bombo”), si potrebbe dire lo stesso della presenza delle aziende nelle guide enologiche: meglio esserci o non esserci? mi si nota di più come produttore se ci sono o se non sono citato? Insomma la domanda è quella solita, queste guide servono davvero? Rappresentano una corretta fotografia della viticoltura nostrana? Difficile dare una riposta univoca, senza scadere nelle polemiche, nelle opinioni personali. Basta andarsi a leggere uno qualsiasi dei post dedicati alle guide scritti dai wine-blogger per rendersi conto come l’argomento guide sia, e non da oggi, capace di scatenare accesi dibattuti soprattutto fra gli addetti ai lavori. Tanto che molti produttori hanno preferito scegliere proprio la strada del chiamarsi fuori, ossia della volontaria non presenza sulle guide. Spesso col risultato di essere, proprio per questo motivo, ancora più richiesti. Insomma, il tema è certamente a più sfaccettature e riguarda un po’ tutti, aziende, ma anche ristoratori, enotecari e soprattutto consumatori, che sono i principali destinatari delle guide stesse. Per capirne un po’ di più abbiamo coinvolto nel nostro focus proprio gli addetti ai lavori, dai produttori come Angelo Gaja agli chef come Massimo Bottura, dagli enotecari come Gerri Gaspari agli uomini del marketing e della comunicazione come Luciano Rappo e Claudio Di Corato. Come sempre, buona lettura.

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Piccole Vinitaly

Piccole VinitalyFino a qualche anni fa, nell’immaginario collettivo, le feste e sagre dell’uva erano ancora legate ad uno stereotipo fatto di bevute ad libitum, di fontane che sprizzano vino in abbondanza (“Lo vedi, ecco Marino/la sagra c’è dell’uva/fontane che danno vino/quant’abbondanza c’è… ” dice il celebre testo de “’Na gita a li Castelli”, popolare canzone romanesca che risale addirittura al 1926 resa celebre da Ettore Petrolini, Claudio Villa, Lando Fiorini e Gabriella Ferri), insomma di momenti fatti di tanta allegria e spensieratezza, dovute anche al fatto che la maggior parte di loro si svolgeva nel periodo post-vendemmia. Certo, la tradizione spesso rimane (alla Festa dell’Uva di Soave, una delle più antiche d’Italia iniziata nel lontano 1929, la “fontana del vino” c’è ancora), ma le cose oggi sono cambiate. E molto. Le moderne sagre enologiche che si svolgono numerose in regione, soprattutto nelle aree dedicate, dal Coneglianese al Soave, possono oggi a buon titolo definirsi un osservatorio privilegiato della miglior produzione vinicola locale. Spesso non si tratta di semplici sagre, ma di veri e propri concorsi enologici di tutto rispetto, con tanto di degustazioni, punteggi e diplomi di merito. Piccole Vinitaly che stanno crescendo, soprattutto a livello qualitativo. Per capire i motivi di questa evoluzione il nostro giornale ha coinvolto quattro di queste sagre, nelle voci dei loro responsabili, quella della Primavera del Prosecco (che in realtà non è un’unica sagra ma ne riunisce ben 17, che si svolgono nella Marca trevigiana fra la primavera e l’estate), e quelle di Soave, Breganze e Conegliano. Buona lettura.

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Obiettivo prezzi

Prezzi vinoGiù i prezzi. La certo non felice situazione dei portafogli degli italiani sta avendo i suoi inevitabili effetti anche nel mercato del vino. Era da prevedere. Calano i consumi (secondo un´indagine Coop i vini tipici hanno subito nei primi quattro mesi una flessione del 6 per cento) e i produttori corrono ai ripari con l’unica arma a disposizione per cercare di mantenere un minimo di fatturato: ovvero facendo calare i prezzi, seppur leggermente. E questo vale sia per i vini da tavola Igt che per i Doc. L’ultima indagine Ismea sui prezzi all’origine dei vini nella prima settimana del mese di maggio, segnala un calo del -0,9% per i bianchi a bassa gradazione (9°-11°) e del -2,7% per i rossi ad alta gradazione (12°-13°), mentre rimangono stabili i prezzi sia dei bianchi ad alta gradazione che dei rossi a bassa gradazione. Andamento simile per le Doc, con listini sostanzialmente stabili o in leggero calo. Se vogliamo una piccola rivoluzione, rispetto al passato; oggi il consumatore è disposto a spendere sempre meno per una bottiglia e le politiche di prezzo delle aziende si stanno adeguando a questo trend, che rischia però di generare una gara al ribasso con qualche dubbio sull’effetto che potrebbe avere sulla qualità dei vini. Curioso che, proprio ad inizio anno, una ricerca effettuata dal California Institute of Technology di Pasadena, utilizzando proprio il vino, avesse dimostrato come più un prodotto costa, più si crede che il suo valore sia maggiore di un altro prodotto simile ma che costa meno. Tramite risonanza magnetica, il professor Antonio Rangel aveva osservato il cervello di venti persone mentre assaggiavano lo stesso vino (un cabernet sauvignon), ma a cui venivano attribuiti “falsi” prezzi diversi, dai 3 ai 60 euro la bottiglia. Oltre a descrivere il vino più caro come migliore, gran parte dei volontari provava, in effetti, un piacere maggiore nel degustare il prodotto che credeva più costoso. Questo perché la loro corteccia medio-orbito-frontale – l’area normalmente associata al piacere – era più stimolata nel caso del vino più caro.

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Vinitaly 2008

Vinitaly_308.JPGSi è aperta ieri all’insegna dei grandi numeri e della novità la 42ima edizione del Vinitaly, la più importante fiera enologica italiana, che proseguirà sino a domenica 6 aprile. I numeri sono quelli, sempre più importanti, di una kermesse che sta diventando di anno in anno sempre più completa: 4.300 espositori, 150 mila operatori previsti di cui 40 mila buyer provenienti da 100 paesi. Le novità, invece, sono quelle di un mondo enologico che ha capito perfettamente che il mercato sta diventando sempre più competitivo e che le armi del marketing, della cura dell’immagine e della comunicazione in genere saranno fondamentali per vincere le sfide dei prossimi anni. Trendwine ha seguito l’inaugurazione intervistando, proprio su questo tema, alcuni dei produttori e dei protagonisti incontrati fra gli stand del Vinitaly. Nei prossimi giorni pubblicheremo sul nostro sito i video relativi, intanto potete gustarvi questa bella anteprima. Buona visione.

La redazione di TrendWine ringrazia sentitamente il Gruppo Ristoratori dell’Ascom di Treviso per l’eccellente ospitalità durante la nostra visita al Vinitaly 2008. Grazie Silvia.


Vinitaly 2008 – Vino e Marketing.