0

Charlie Arturola: il vino è una sfida

CHARLIE1Il vino protagonista di un film-reality. A portare sul grande schermo il panorama enologico italiano e i suoi protagonisti è Charlie Arturola, celebre sommelier e esperto mondiale di degustazione con “The Duel of Wine”, una co-produzione italo-argentina che parla di vino, di sfide e di territorio diretta dal regista Nicolas Carreras che sarà presentata ufficialmente a fine 2014. Il film, ambientato fra le molte location come Milano, Firenze, Parigi, New York, Miami e i Paesi Baschi, è stato presentato durante la scorsa edizione del Vinitaly. Ed è proprio a Verona che abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo. Uruguagio di origine, ma americano d’adozione con base fra Miami e New York, Arturola è un personaggio carismatico che affronta la sua passione con un grande bagaglio di conoscenze ed un entusiasmo contagioso. Parla correttamente cinque lingue e nel 2012 è stato onorato con l’International Wine e Spirits Competition Communicator of the Year Award, sponsorizzato da Vinitaly.

Continue Reading

1

Obiettivo Cina

Ci sono dei novelli Marco Polo in azione. Sono i grandi gruppi vinicoli, ma spesso anche le più dinamiche ed intraprendenti medio-piccole aziende, che sempre più numerosi attraversano l’Asia per portare i loro vini ai consumatori cinesi. Anche se la Cina non è né così vicina (il volo Milano-Pechino dura circa 15 ore), né così semplice da approcciare, certamente è il mercato del momento. Non fosse altro per i numeri enormi del più popoloso paese del pianeta (un miliardo e 400 milioni di abitanti all’ultimo rilevamento), ma soprattutto perché i cinesi stanno cominciando ad apprezzare gusti e modelli all’occidentale, forti anche di un aumento considerevole di benessere e ricchezza. Ed il vino, il buon vino, è uno di questi. Da alimento, sta diventando per i cinesi, uno status symbol, un segno di lusso e prestigio sociale, ed i vini pregiati sono uno dei più apprezzati e ricercati, tanto che la Cina è addirittura il primo importatore al mondo per vini di pregio. Continue Reading

0

Sotto ai 12%

Basta vini corposi e strutturati. Molto meglio la leggerezza e l’amabilità. C’è, inutile nasconderlo, un ripensamento nel consumo del vino, che premia spesso i vini a bassa gradazione alcolica. Se negli ultimi anni il grado dei vini prodotti nel nostro paese è tendenzialmente aumentato, dall’altra parte i consumi si sono notevolmente ridotti, attestandosi sino a scendere sotto i 40 litri pro capite. Ecco, allora, che i vini a ridotta gradazione alcolica potrebbero essere una delle soluzioni per rilanciare il consumo, spingendo magari proprio sulla leva del “bere consapevolmente”. Se ne parlò, un anno fa, durante un convegno al Vinitaly, sul tema “Intorno ai 12%. Vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato” organizzato da L’Informatore Agrario. In molti paesi stranieri, del resto, la domanda di vini a bassa gradazione è fortemente in crescita, dalla Francia alla Germania, dagli Stati Uniti all’Inghilterra. Ma si tratta davvero di una tendenza duratura o è forse solo una moda passeggera? E, volendo seguirla, quali sono gli interventi da effettuare in vigneto e in cantina? Fino a che punto le aziende vinicole devono tendere l’orecchio ai desideri dei consumatori, piuttosto che proporre il loro stile personale? Queste le domande che abbiamo rivolto a tre enologi di fama, Roberto Cipresso, Renzo Cotarella e Alessio Planeta, ed al miglior sommelier Ais del 2011, Gabriele Del Carlo. Buona lettura. Continue Reading

0

Piccole Vinitaly

Piccole VinitalyFino a qualche anni fa, nell’immaginario collettivo, le feste e sagre dell’uva erano ancora legate ad uno stereotipo fatto di bevute ad libitum, di fontane che sprizzano vino in abbondanza (“Lo vedi, ecco Marino/la sagra c’è dell’uva/fontane che danno vino/quant’abbondanza c’è… ” dice il celebre testo de “’Na gita a li Castelli”, popolare canzone romanesca che risale addirittura al 1926 resa celebre da Ettore Petrolini, Claudio Villa, Lando Fiorini e Gabriella Ferri), insomma di momenti fatti di tanta allegria e spensieratezza, dovute anche al fatto che la maggior parte di loro si svolgeva nel periodo post-vendemmia. Certo, la tradizione spesso rimane (alla Festa dell’Uva di Soave, una delle più antiche d’Italia iniziata nel lontano 1929, la “fontana del vino” c’è ancora), ma le cose oggi sono cambiate. E molto. Le moderne sagre enologiche che si svolgono numerose in regione, soprattutto nelle aree dedicate, dal Coneglianese al Soave, possono oggi a buon titolo definirsi un osservatorio privilegiato della miglior produzione vinicola locale. Spesso non si tratta di semplici sagre, ma di veri e propri concorsi enologici di tutto rispetto, con tanto di degustazioni, punteggi e diplomi di merito. Piccole Vinitaly che stanno crescendo, soprattutto a livello qualitativo. Per capire i motivi di questa evoluzione il nostro giornale ha coinvolto quattro di queste sagre, nelle voci dei loro responsabili, quella della Primavera del Prosecco (che in realtà non è un’unica sagra ma ne riunisce ben 17, che si svolgono nella Marca trevigiana fra la primavera e l’estate), e quelle di Soave, Breganze e Conegliano. Buona lettura.

Continue Reading