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Sommelier con la valigia

travel_suitcaseUno degli effetti collaterali della passione del vino è che questa ti spinge a viaggiare molto. Una volta imparate le basi e approfondita la conoscenza dei vini italiani, ecco che si apre un mondo vincolo straordinario, tutto da scoprire, fatto di realtà poco conosciute, di vini sorprendenti e di grande qualità, di territori inusuali ma dal grande futuro. Non è un caso che una delle attività più apprezzate di Ais siano i suoi viaggi studio all’estero, toccando praticamente quasi tutti i continenti. Lo stesso mercato del vino, negli ultimi anni, si è profondamente allargato, merito certo della globalizzazione, ma anche delle superiori tecniche agronomiche, che permettono ormai di coltivare la vite a qualsiasi clima e latitudine, e del crescente apprezzamento del prodotto vino e della cultura che si cela dietro ad ogni bottiglia. Ecco, quindi, che chi decide di affrontare in modo professionale il lavoro di sommelier, ma anche chi sceglie come lavoro quello legato al vino in tutti i suoi aspetti commerciali, trova di fronte a sé tantissime alternative anche al di fuori dei confini nazionali, spesso proprio in quei paesi dove il vino sta prepotentemente emergendo come prodotto d’élite, come la Cina ed il Sudamerica ad esempio, e dove l’enologia italiana può puntare molto in alto, grazie alla sua superiore qualità. Vuoi anche per la crisi italiana degli ultimi anni, che ha colpito profondamente il mondo della ristorazione, l’estero è guardato sempre più come una grande opportunità per chi ha deciso di fare del mondo del vino il suo mestiere. Per il consueto approfondimento del nostro giornale, abbiamo scelto quindi di raccontare le storie, le esperienze e i successi di quei sommelier nati e cresciuti grazie alla formazione di Ais Veneto che hanno optato per l’estero come sede lavorativa. Proprio per capire meglio quanto la “scuola Ais” posso essere vista anche come un ottimo serbatoio di tecniche, metodologie e conoscenze per affrontare con il piede giusto qualsiasi esperienza all’estero. Come al solito, buona lettura.

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Il risotto che non t’aspetti

Ha vinto la creatività, voglia di tentare nuove strade e nuovi sapori. E, per una volta tanto, ha messo d’accordo tutti quanti. Alla terza edizione de “Il risotto del sommelier”, lo scorso 15 settembre durante la 47ª Fiera del Riso di Isola della Scala, forse anche un po’ a sorpresa, il risotto migliore è stato quello proposto dai padroni di casa della delegazione veronese, con la complicità dello chef Roberto Merzari del Ristorante Villa De Winckels di Mercenigo di Tregnano (VR). Un risotto alle castagne di San Mauro, stracul di maiale e Grana della Lessinia, sapori molto diversi fra loro ma che Roberto ha saputo amalgamare sapientemente e che hanno colpito alla stesso modo la giuria tecnica, presieduta da Giancarlo Mondini (Ais Romagna) e composta da Mariano Francesconi, Fiorenzo Detti, Morello Pecchioli, Lucio Salgaro, Luciano Merlini e Lucio Ferrani, e quello popolare del folto pubblico di appassionati.

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I mestieri del vino

I mestieri del vinoChe una soluzione al problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, possa passare dal settore vinicolo? A sentire gli interventi durante il convegno “Professione Vino”, organizzato da Ais Veneto durante l’ultima edizione de “Il Veneto al 300×100”, parrebbe proprio di sì. Tutti i relatori presenti hanno concordato su un concetto: il sistema vino, nonostante la crisi, tiene molto bene e quindi, dal punto di vista occupazionale promette ottime prospettive. Le scuole di formazione ci sono, registrano spesso il tutto esaurito, e funzionano bene; il mondo universitario comincia a proporre corsi e specializzazioni di tutto rispetto. Insomma, chi fosse interessato a trovarsi un lavoro sicuramente gratificante, a contatto con la natura ed il territorio, e che offre moltissime esperienze, spesso all’estero visto che ormai per il vino italiano il mercato è quello globale, può tranquillamente farci un pensierino come scelta di vita. E i sommelier? Innanzitutto bisogna dare il grande merito alla nostra associazione di aver fatto crescere moltissimo negli ultimi anni la cultura del vino, e non è certo poca cosa. Poi, sicuramente, iniziative come il concorso di miglior sommelier, contribuiscono a rafforzare l’immagine di grande competenza dei nostri soci e, perché no, ad aprirgli qualche strada per un’occupazione nella ristorazione o nelle enoteche. Come di consueto, abbiamo raccolto le testimonianze più interessanti dal convegno di Susegana, che hanno affrontato il tema da diversi punti di vista, partendo dai dati occupazionali del settore alle esperienze dei “figli d’arte”, che raccolgono il testimone dalle generazioni precedenti, dall’analisi delle figure coinvolte nel processo produttivo sino ad arrivare alle professionalità di ristoratori e sommelier. Buona lettura.

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Cin cin con Sigmund Freud

Vino e psicoanalisiDimmi cosa bevi e ti dirò chi sei. Sembra facile, quasi ovvio, ma in realtà dietro all’aspetto psicologico e temperamentale dell’appassionato di vino c’è dell’altro. Insomma, se è vero, come spesso si dice, che certi vino hanno “carattere”, altrettanto vero è che questo si accompagna anzi viene quasi assimilato da chi lo predilige. Ma non è tutto. “In vino veritas”, nel vino c’è la verità, non ha che fare con la nostra psiche più profonda? E ancora: non si dice spesso che per essere un buon sommelier bisogna anche essere un ottimo conoscitore dei propri clienti, in altre parole un ottimo psicologo? Insomma, inconscio e vino hanno ben più legami di quanto ci si possa immaginare. E l’hanno capito perfettamente due psicologi milanesi, Fabio Sinibaldi e Giuseppe Ferrari, appassionati di vino (tanto da aver aperto una prestigiosa enoteca a Milano) e autori di un saggio intrigante: “Vino e psicanalisi”. A loro abbiano chiesto di farci capire meglio quali sono i rapporti fra vino e inconscio. Per approfondire l’argomento abbiamo sentito anche l’opinione di un sociologo ed esperto di tradizioni, il trevigiano Ulderico Bernardi, e del presidente di Ais Lombardia, Luca Bandirali.

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