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Quanto ci guidano le guide?

Quanto ci guidano le guide?“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” Parafrasando una delle più note battute di Nanni Moretti (dal film “Ecce Bombo”), si potrebbe dire lo stesso della presenza delle aziende nelle guide enologiche: meglio esserci o non esserci? mi si nota di più come produttore se ci sono o se non sono citato? Insomma la domanda è quella solita, queste guide servono davvero? Rappresentano una corretta fotografia della viticoltura nostrana? Difficile dare una riposta univoca, senza scadere nelle polemiche, nelle opinioni personali. Basta andarsi a leggere uno qualsiasi dei post dedicati alle guide scritti dai wine-blogger per rendersi conto come l’argomento guide sia, e non da oggi, capace di scatenare accesi dibattuti soprattutto fra gli addetti ai lavori. Tanto che molti produttori hanno preferito scegliere proprio la strada del chiamarsi fuori, ossia della volontaria non presenza sulle guide. Spesso col risultato di essere, proprio per questo motivo, ancora più richiesti. Insomma, il tema è certamente a più sfaccettature e riguarda un po’ tutti, aziende, ma anche ristoratori, enotecari e soprattutto consumatori, che sono i principali destinatari delle guide stesse. Per capirne un po’ di più abbiamo coinvolto nel nostro focus proprio gli addetti ai lavori, dai produttori come Angelo Gaja agli chef come Massimo Bottura, dagli enotecari come Gerri Gaspari agli uomini del marketing e della comunicazione come Luciano Rappo e Claudio Di Corato. Come sempre, buona lettura.

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