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Gli indipendentisti del vino

89683.jpg.origSono la voce fuori dal coro, quella nicchia di aziende e produttori che ha scelto di operare al di là delle solite logiche associative, consortili e di mercato. I duri e puri o, come gli ha definiti qualcuno, “gli anarchici del vino”. Ma che dalla loro nascita come associazione, nel 2008, sono cresciuti di numero e di importanza, tanto da aver ottenuto due anni fa l’accreditamento presso il Ministero delle politiche Agricole in qualità di “interlocutore presso tutti i tavoli di concertazione relativi alla filiera vino”, con un ruolo attivo per la presentazione di interrogazioni e proposte su tematiche cruciali riguardanti la vita quotidiana delle imprese vitivinicole. Loro sono i Vignaioli Indipendenti, riuniti in un’associazione – la Fivi – che conta oltre 700 soci in tutti Italia e che proprio in Veneto ha una rappresentanza consistente (anche l’attuale presidente della federazione, Matilde Poggi vignaiola di Bardolino, ed uno dei due vicepresidenti, Leonildo Pieropan da Verona, sono veneti).

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