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L’abito fa il vino?

Colli del Limbara Igt Rosso “Galana” 2000“Non giudicare il libro dalla copertina”, dice un aforisma celebre. La stessa cosa vale anche per il vino? Nella maggior parte dei casi, sì. Nessuno può mettere il dubbio che la qualità del contenuto supera di gran lunga per importanza l’estetica della confezione. Eppure, soprattutto in un mercato fortemente concorrenziale come quello enologico, le cose non sono così semplici. Anche l’occhio vuole la sua parte e negli ultimi anni le aziende del vino si stanno accorgendo che una buona “presentazione” aiuta a vendere.

Nel linguaggio del marketing si parla di packaging, ossia di tutto quell’insieme di cose – dalla bottiglia ai cartoni della confezione e, pur se non propriamente, anche delle etichette – che danno la prima “immagine” di un prodotto. Non è certo un caso se, da 13 anni a questa parte, anche il Vinitaly di Verona, fra le sue molte manifestazioni collaterali, ospita un Premio Internazionale per il Packaging del vino. Oltre 210 sono state, nell’edizione di quest’anno, le aziende di vini e distillati partecipanti, provenienti oltre che dall’Italia, anche da Albania, Australia, Austria, Georgia, Slovacchia, Spagna, Sud Africa, Svizzera e Ungheria.

Ed a conquistare gli ambiti premi per l’“Etichetta dell’anno 2008 e per il “Packaging 2008” ”, sia nei vini che nei distillati, sono state proprio aziende italiane (rispettivamente il Colli del Limbara Igt Rosso “Galana” 2000 della Cantina del Vermentino e l’“Acquavite di Vino Moscato Rosa” della G. Bertagnolli di Mezzocorona per le migliori etichette e per il packaging la Casa Vinicola Duca di Salaparuta di Casteldaccia e la Centopercento di Nervesa della Battaglia) segno che l’italian style vince anche fra i vigneti.

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Addio sughero?

Tappo di sugheroL’ultimo grido d’allarme arriva da un rapporto pubblicato lo scorso maggio da Coldiretti e Wwf: i sughereti del Mediterraneo occidentale sono a rischio estinzione. Nei prossimi dieci anni, secondo le stime, potrebbe andare perduto fino al 75% delle querce da sughero, concentrate in Italia, Portogallo, Spagna, Marocco, Algeria, Francia, Tunisia per una superficie pari a 2,7 milioni di ettari (equivalente di mezza Svizzera). E dalle 300 mila tonnellate prodotte oggi si scenderà a 19.500. Un problema non da poco, visto che attualmente il settore vitivinicolo utilizza per la produzione di tappi oltre il 60% del sughero commercializzato nel nostro Paese, dove sono prodotti 80.000 quintali di sughero gentile e 30.000 quintali di sugherone, nelle Regioni Sardegna (dove si concentra l’80% della produzione italiana), Toscana, Sicilia e Lazio. Risultato: nel 2015 il 95% delle bottiglie di vino prodotto in Italia potrebbero essere sigillate con tappi sintetici.

Di fronte a previsioni di questo tipo passa in secondo piano il cosiddetto “difetto di tappo”, che rende imbevibili il 5% delle nostre bottiglie. Trovare alternative al buon vecchio tappo di sughero diventa, quindi, sempre più una necessità. Necessità che si scontra con una tradizione dura a morire, e soprattutto con un’immagine d’“eccellenza” del tappo di sughero, considerati insostituibili per la conservazione di certi tipi di vini, in particolari quelli che richiedono un lungo invecchiamento in bottiglia. Il sintetico, in tutte le sue varie forme e composizioni sempre più innovative e tecnologicamente avanzate, sta avanzando a gran passi e c’è anche chi sta provando, con successo, proposte più originali come il tappo a vetro.

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