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La Vie En Rosé

concorso-rosati-2015-750x375Volete stupire un amico o un’amica appassionati di vino? Proponetegli un rosato, o meglio “rosé” alla francese se volete darvi più tono, magari con le bollicine e, meglio ancora, abbinato ad un ottima pizza gourmet. Siamo pronti a scommettere che vi guarderà inarcando le sopracciglia, con un tono un po’ perplesso come se volesse dirvi “ma sei sicuro?”. Se c’è una tipologia di vini assolutamente sottovalutata e piena di luoghi comuni, questa è propria quella dei rosati. Cominciamo col sfatarne alcuni. Un vino da donne? Giammai. Da bere solo d’estate? Proprio per niente. Una via di mezzo fra un bianco e un rosso? Assolutamente no. E allora cominciamo a conoscerli un po’ meglio e, perché no, ad apprezzarli per quello che sono: vini unici, con una propria e ben precisa personalità, la cui qualità oggi non ha proprio nulla da invidiare ai fratelli maggiori bianchi e rossi.

È vero, rappresentano una quota minima di mercato – appena il 10% – ma in grande crescita. Sono apprezzatissimi soprattutto in Francia, dove la cultura del rosé è di antica data specie in Provenza e in Champagne, ma anche in Gran Bretagna e Germania. La cancelleria tedesca Angela Merkel, per dirne una, è una grande patita di rosé. Nel nostro paese gran parte della produzione è al
sud, in particolare in Puglia dove si producono il 40% dei vini rosati made in Italy. Ma anche in Veneto ci stiamo dando da fare, specie nel veronese, patria del rosé più affermato, il Bardolino Chiaretto Spumante Doc.

Ma cosa si intende esattamente per vini rosati? Lo abbiamo chiesto a Romina Bonotto, fiduciaria per Treviso della Fondazione Italiana Sommelier: “Si tratta di vini prodotti principalmente con uve a bacca rossa vinificate in bianco, lasciando le bucce a macerare con il mosto per un tempo più breve, da cui il colore rosa. I vitigni usati possono essere diversi, quello più diffuso è il pinot nero, ma vengono usati anche raboso, merlot, tai rosso, molinara, nebbiolo e al sud negroamaro e primitivo. È, quindi, un vino dalle forti peculiarità territoriali. Cinquant’anni fa si produceva come residuo della torchiatura dei vini rossi, e in alcuni casi anche diluendo i vini. Negli ultimi anni, invece, è stato rivalutato come vino di qualità. Essenzialmente si può dividere quasi equamente tra vini rosati fermi e spumanti, prodotti sia col metodo classico, che dona vini rosé più fragranti e strutturati, che con quello charmat, più freschi e profumati”.

Come vanno abbinati? “A dispetto di quello che si può credere – spiega Silvia Parcianello della Fisar di Treviso –, i rosati sono vini molto versatili. È vero che vengono apprezzati molto soprattutto d’estate, perché sono vini da bere freschi, ma non ghiacciati. Ma si possono bere tranquillamente anche durante l’inverno, come ad esempio nel brindisi di fine anno. Sono tutti vini di carattere, che ben si abbinano ai piatti più disparati, dal pesce alla carne bianca, estremamente versatili oltre che visivamente molto belli. Il moscato rosa è ideale con crostata di crema e fragole. All’ultimo Vinitaly, lo chef Renato Bosco ha proposto, con successo, una serie di abbinamenti di Bardolino Chiaretto con pizze gourmet”. Insomma, grazie a produttori che hanno saputo capire e proporre rosati con tecniche di vinificazione moderne e di qualità, oggi il rosato non è più il Calimero dei vini, né carne né pesce, ma una vera e propria Cenerentola inviata al Gran Ballo di mezzanotte.

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Paolo Colombo

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