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Le avventure americane di Gaetano Bertani

Gaetano BertaniParlare di Bertani vuol dire parlare non solo di una delle più grandi famiglie di viticoltori della Valpolicella veronese ma anche di una storia di successo tutta italiana. Quella, ad esempio, che ha aperto, fra le prime cantine del nostro paese, la strada delle esportazioni in America, che ha lanciato il successo dell’Amarone in tutto il mondo, che ha introdotto alcune delle più grandi innovazioni tecniche nel settore del vino (fu fra le prime aziende in Italia a comprendere il valore del vino in bottiglia). Fondata a Quinto di Valpantena, nel nord veronese, dai due fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani nel 1857, solo quattro anni prima dell’unificazione dell’Italia, fin dagli inizi l’azienda ha dimostrato una grande spirito innovativo, sia in campo viticolo che enologico, applicandolo nelle sue proprietà in Valpantena e a Soave, nonché una notevole intraprendenza commerciale. Già sul finire dell’Ottocento, infatti, i vini Bertani attraversavano l’Atlantico e venivano apprezzati in molte città degli Stati Uniti. Il riconoscimento più alto fu però nel 1937, quando il Soave di Bertani fu inserito nel menù per l’incoronazione di re Giorgio VI d’Inghilterra.

La fama dei Bertani è strettamente legata al suo vino più celebre, il Secco Bertani, le cui prime produzioni risalgono al 1870. La prima versione prevedeva un mix di corvina, corvinone, syrah, sangiovese grosso e cabernet sauvignon, tutte coltivate a spalliera. Seguiva la fermentazione in tini di legno, quindi la svinatura aggiungendo infine il prodotto della torchiatura delle vinacce. Il vino divenne un modello di riferimento per l’enologia, tanto da ottenere nel 1923, l’allora simbolo distintivo del raggiungimento dell’eccellenza: il brevetto della Real Casa. Negli anni Quaranta iniziò ad applicarsi la tecnica della rifermentazione sulle vinacce del Recioto (il celebre ripasso) e successivamente verranno utilizzate anche le vinacce dell’Amarone.

SANTA MARIA - RITRATTI - 077 - Version 4Protagonista del successo della Bertani in America è Gaetano, attuale erede della dinastia Bertani, classe 1936, che con i suoi due figli Giovanni e Guglielmo, porta avanti la tradizione di famiglia. Dopo la cessione della Bertani Holding e della Tenuta Novare nel 2012 alla Tenimenti Angelini, Gaetano Bertani continua a produrre i suoi vini nella nuova Tenuta di Santa Maria alle Pieve, gestita assieme a Villa Mosconi-Bertani di Negrar, acquistata e ristrutturata nel 1953 come sede di rappresentanza della cantina e adibita a location di eventi di prestigio. “I miei primi ricordi risalgono a quando, da bambino, andavo e vedere spesso i lavori alla cantina della nostra casa di famiglia di Quinto di Valpantena, così come mi piaceva molto il momento della vendemmia. Fu sotto la spinta di mio padre, però, che cominciai ad interessarmi a tutti gli aspetti della produzione, dal lavoro in vigneto alla vinificazione sino all’affinamento, e della commercializzazione, dalla ricerca dei clienti sui principali mercati internazionali alla selezione delle qualità. Quello che mi è rimasto subito impresso è la continua ricerca della qualità del prodotto, iniziata già dai miei due bisnonni Giovan Battista e Gaetano. Sono entrato a pieno titolo in azienda quando avevo circa 20 anni e mi occupavo per un terzo della produzione e per due terzi della parte commerciale. In quest’ultimo settore, ho vissuto in prima persona gli inizi del successo dell’Amarone negli Stati Uniti”.

20140408_180007 (1)Il racconto delle prime esperienze in America di Gaetano è ricco di aneddoti e curiosità: “Ricordo ancora la mia prima esperienza di sei mesi negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, passando di città in città assieme all’agente generale della cantina, per presentare i nostri vini. Anche perché il succo del successo è proprio questo, avere un rapporto diretto tra produttore e importatore. Per capire come era considerato il vino allora in America, basti pensare che quando ci recammo al bar dell’aeroporto di Omaha notai come le bottiglie erano sistemate assieme a quelle di whiskey e liquori. E il vino veniva servito proprio così, in bicchierini piccoli da liquore, come fosse la stessa cosa. Mi toccò spiegare all’importatore che invece era qualcosa di ben diverso, che una bottiglia si poteva bere tranquillamente in tre seduti ad un tavolo. Un altro esempio fu quel distributore in Colorado che teneva i vini all’aperto in cortile, sia quelli importanti che quelli locali californiani. Si può solo immaginare a quali sbalzi di temperatura fossero sottoposti… Ecco perché questi viaggi sono stati fondamentali, perché in qualche modo servivano anche a far capire agli americani che il vino poteva essere un prodotto diverso e di qualità. Il nostro compito, insomma, è stato quello di guidarli, facendogli conoscere di persona chi stava davvero dietro alle cantine che producevano il vino”.

TENUTA PIEVE 89Altro esempio eclatante è quello del lancio dell’Amarone: “Era il 1974 e decidemmo di presentare in modo molto professionale il nostro Amarone assieme al distributore italiano, partendo da New York e proseguendo a tappeto per tutto il territorio circostante. Il vino non era ancora molto conosciuto, quindi prendemmo contatto con le televisioni locali e organizzammo presso i ristoranti più innovativi delle degustazioni di sette diverse annate di Amarone, anticipandole da un Soave come aperitivo. Fu un successo e aprì le porte per l’Amarone in tutto il paese, anche perché New York fu un po’ come uno specchietto per le allodole per gli altri stati. In seguito concedemmo l’esclusiva per due anni all’importatore, che iniziò a fidelizzarsi la clientela. Pochi, al tempo, potevano permettersi un’azione così capillare. Da allora l’Amarone, insieme forse solo al Brunello di Montalcino e al Barolo, è sinonimo di vino rosso di qualità”.

Ma qual è oggi il consiglio di Gaetano Bertani, dopo tanti successi, per riuscire in un mercato difficile e complesso come quello americano? “Oggi il mercato americano recepisce forse in misura ancor maggiore la qualità e la apprezza. E da questo punto di vista noi italiani abbiamo molte più potenzialità rispetto ai francesi, pur essendo arrivati dopo di loro. Gli americani, infatti, amano lo stile italiano, sia quello della moda che quello dei vini”. E parlando di qualità non può mancare una sua opinione anche sul “caso Amarone”; visto che quest’anno, dopo una difficile estate, molte grandi case della Valpolicella hanno rinunciato a produrlo. “Non credo si debba generalizzare, come è stato fatto. Bisogna distinguere le due principali tipologie di aziende della Valpolicella, le grandi cantine, per le quali la rinuncia non è certo stata così traumatica, e i piccoli produttori “alla francese”, quello ottime piccole aziende che comunque sono state in grado di produrlo, vuoi perché il viticoltore non può certo rinunciare al reddito di un annata specie se di piccole dimensioni, vuoi perché in grado comunque di ottenere vini di qualità. E il futuro dell’Amarone oggi, come lo vede Gaetano Bertani? “Molto bene, a patto di non esagerare. Quello che ci manca è il mettere a fianco della produzione un servizio di marketing alla francese, che sappia offrire informazioni corrette ai consumatori”.

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Paolo Colombo

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