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Sotto ai 12%

Basta vini corposi e strutturati. Molto meglio la leggerezza e l’amabilità. C’è, inutile nasconderlo, un ripensamento nel consumo del vino, che premia spesso i vini a bassa gradazione alcolica. Se negli ultimi anni il grado dei vini prodotti nel nostro paese è tendenzialmente aumentato, dall’altra parte i consumi si sono notevolmente ridotti, attestandosi sino a scendere sotto i 40 litri pro capite. Ecco, allora, che i vini a ridotta gradazione alcolica potrebbero essere una delle soluzioni per rilanciare il consumo, spingendo magari proprio sulla leva del “bere consapevolmente”. Se ne parlò, un anno fa, durante un convegno al Vinitaly, sul tema “Intorno ai 12%. Vini a ridotto tenore di alcol, un’opportunità di mercato” organizzato da L’Informatore Agrario. In molti paesi stranieri, del resto, la domanda di vini a bassa gradazione è fortemente in crescita, dalla Francia alla Germania, dagli Stati Uniti all’Inghilterra. Ma si tratta davvero di una tendenza duratura o è forse solo una moda passeggera? E, volendo seguirla, quali sono gli interventi da effettuare in vigneto e in cantina? Fino a che punto le aziende vinicole devono tendere l’orecchio ai desideri dei consumatori, piuttosto che proporre il loro stile personale? Queste le domande che abbiamo rivolto a tre enologi di fama, Roberto Cipresso, Renzo Cotarella e Alessio Planeta, ed al miglior sommelier Ais del 2011, Gabriele Del Carlo. Buona lettura. Continue Reading