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I mestieri del vino

I mestieri del vinoChe una soluzione al problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, possa passare dal settore vinicolo? A sentire gli interventi durante il convegno “Professione Vino”, organizzato da Ais Veneto durante l’ultima edizione de “Il Veneto al 300×100”, parrebbe proprio di sì. Tutti i relatori presenti hanno concordato su un concetto: il sistema vino, nonostante la crisi, tiene molto bene e quindi, dal punto di vista occupazionale promette ottime prospettive. Le scuole di formazione ci sono, registrano spesso il tutto esaurito, e funzionano bene; il mondo universitario comincia a proporre corsi e specializzazioni di tutto rispetto. Insomma, chi fosse interessato a trovarsi un lavoro sicuramente gratificante, a contatto con la natura ed il territorio, e che offre moltissime esperienze, spesso all’estero visto che ormai per il vino italiano il mercato è quello globale, può tranquillamente farci un pensierino come scelta di vita. E i sommelier? Innanzitutto bisogna dare il grande merito alla nostra associazione di aver fatto crescere moltissimo negli ultimi anni la cultura del vino, e non è certo poca cosa. Poi, sicuramente, iniziative come il concorso di miglior sommelier, contribuiscono a rafforzare l’immagine di grande competenza dei nostri soci e, perché no, ad aprirgli qualche strada per un’occupazione nella ristorazione o nelle enoteche. Come di consueto, abbiamo raccolto le testimonianze più interessanti dal convegno di Susegana, che hanno affrontato il tema da diversi punti di vista, partendo dai dati occupazionali del settore alle esperienze dei “figli d’arte”, che raccolgono il testimone dalle generazioni precedenti, dall’analisi delle figure coinvolte nel processo produttivo sino ad arrivare alle professionalità di ristoratori e sommelier. Buona lettura.

 

Vasco Boatto

Vasco Boatto
Docente di Economia e Politica Agraria, Università di Padova
Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche in Viticoltura ed Enologia

“Tre sono i ruoli richiesti oggi:
il tecnico viticolo, il tecnico enologo
e l’esperto di marketing”

“Quali sono le prospettive per i giovani che vogliono intraprendere una professione nel settore vitivinicolo? Se parliamo di professionalità con una formazione medio-alta, direi che sono molto buone. In questo periodo il settore agroalimentare, in particolare quello del vino, sta vivendo una buona congiuntura. Ed il Veneto in particolare si trova in un momento sicuramente positivo, visto che oltre metà dell’export agroalimentare regionale riguarda proprio il vino, con oltre 1,2 miliari di euro di fatturato. Non solo verso mercati europei, ma sempre più spesso internazionali, il che ci porta a considerare il vino ormai come un prodotto globalizzato. Si tratta di un settore che richiede, quindi, professionalità sempre più preparate, con ottime prospettive per i giovani a medio e anche a lungo termine. Fra l’altro, proprio la Ocm vino ha messo al primo posto delle sue strategie proprio la conquista di mercati terzi. Il vino Veneto, inoltre, sta trovando sempre maggior favore nei mercati internazionali in tutte le sue gamme, sia per i vini spumanti, il Prosecco su tutti, che per quelli fermi, come il Pinot Grigio e il Soave, e quelli affinati, come l’Amarone. Per sfruttare al meglio questa grande opportunità le aziende produttrici debbono quindi puntare molto sul capitale umano. Da questo punto di vista in Regione abbiamo sicuramente un sistema formativo molto ben collaudato e con una forte tradizione che lo mette ai primi posti anche in ambito internazionale. Si tratta di una formazione che si è rinnovata completamente negli ultimi anni, grazie anche alla creazione di nuovi percorsi specialistici di istruzione superiore come il corso di laurea di 1° livello in viticoltura ed enologia, presenti a Padova sede di Conegliano e Verona sede di San Floriano. La laurea specialistica attivata da un consorzio delle Università del Triveneto (Padova-Verona-Udine e Trento) con primo anno a Conegliano e possibilità di titolo congiunto europeo grazie alla partecipazione al Progetto europeo Erasmus Mundus realizzato in sinergia con i principali centri enologici europei. La possibilità infine di proseguire con l’ultimo livello formativo rappresentato dal Dottorato di Ricerca. A completare l’offerta formativa sono attivati corsi specialistici di settore come il Master, ITS, Challenge, e corsi professionalizzanti (perito grandine, Sommelier, esperto sensoriale, ecc) Questo nuovo sistema della formazione sicuramente risponde in pieno alle esigenze di un mercato in crescita e in continua evoluzione. Non solo i dati sull’occupazione dei laureati lo confermano, con un altissimo numero di questi laureati che riesce poi facilmente a trovare un’occupazione nel settore dopo gli studi. Tanto per far un esempio concreto, basti pensare che l’area del Prosecco oggi vede impegnati ben 250 enologi, con un forte turn-over e quindi con la necessità di un ricambio molto veloce. Tre sono i ruoli principali richiesti dalle imprese oggi: il tecnico viticolo, con un orientamento principale verso i temi molto attuali della sostenibilità e dell’impatto ambientale, il tecnico enologo, che sta vivendo una forte innovazione soprattutto per gli specialisti della spumantizzazione, e l’esperto di marketing e comunicazione. Proprio l’area dei servizi e quella del marketing risultano essere quelle sicuramente più in crescita, con forti esigenze da parte delle aziende di professionalità adeguate. Riassumendo, ai giovani si stanno aprendo grandi opportunità per questo lavoro, con una visione molto aperta verso il mondo e ricca di stimoli. Va tutto bene? Si può fare di meglio? La risposta è certamente sì, soprattutto orientando meglio in entrata nel percorso formativo i giovani e supportandoli in modo più efficiente lungo la carriera. La percentuale di quelli che si perdono per strada, infatti, è ancora troppo elevata”.

 

Schieppati

 

 

Alberto Schieppati
Direttore editoriale della rivista Artù

“Bisogna continuare questa opera
di riaffermazione culturale del vino
presso le giovani generazioni”

“Certamente il vino, in tutti i suoi aspetti culturali, è un argomento molto appetibile da parte dei giovani. Studiare il prodotto, conoscere le sue origini, interpretarne le tipologie, è un esercizio intellettualmente molto stimolante. Affrontare emotivamente, ma anche scientificamente, il “pianeta-vino” significa correlarsi ad un mondo suggestivo, che ha a che fare con la storia, ma anche con l’economia, i mercati e i gusti del consumatore. Nelle scuole alberghiere, per svariati motivi, il vino non è trattato con il necessario rigore, essendo spesso considerato soprattutto un prodotto destinato ad un pubblico adulto. Ma l’interesse giovanile verso il vino è molto elevato, non solo fra chi è addetto ai lavori (figli di produttori vinicoli, o di ristoratori, o di enologi, o di pubblici esercenti) ma in generale da parte di molti giovani under 18, eno-appassionati o curiosi. L’aspetto più complesso riguarda però il coinvolgimento educativo dei giovani: purtroppo il vino è considerato, a livello mediatico, una bevanda pericolosa, e pochi entrano nei dettagli, spiegandone e comunicandone il valore complessivo. A questo possono sicuramente rispondere l’Associazione Italiana Sommelier e tutti i professionisti del vino, i quali svolgono un grande lavoro di divulgazione e acculturamento che spesso raggiunge obiettivi ambiziosi. Ma è dall’istituzione pubblica (Scuole, Università ecc.) che ci aspetteremmo qualcosa di più per decolpevolizzare l’immagine del vino e farne materia di insegnamento nelle scuole, non solo in ambito accademico – penso al lodevole lavoro dell’Università di Milano, grazie all’impegno del professor Scienza e del suo staff – ma anche nella vita educativa quotidiana. E anche i produttori dovrebbero fare la loro parte, con interventi mirati e finanziamenti. Incontri di informazione dibattito, come questo organizzato da Ais Veneto a Susegana per il “300×100”, possono essere un primo passo, o meglio, un ulteriore tassello per continuare questa opera di riaffermazione culturale del vino presso le giovani generazioni, nella speranza di poter contare su una sensibilità culturale oggi ancora insufficiente.”

 

Garbelotto

 

 

Piero Garbellotto
Direttore commerciale G. & P. Garbellotto spa di Conegliano

“L’agroalimentare è uno dei pochi settori
che rappresenta una buona opportunità
per chi intenda occuparsene in modo professionale”

“Cosa spinge un figlio a seguire la strada di famiglia? Parlo per me, ma credo che la cosa che spinge di più un figlio a seguire le orme del padre sia la passione per il mestiere di famiglia, che questi gli trasmette, e l’orgoglio di lavorare in un’azienda che alle spalle ha centinaia d’anni di storia. Io ed i miei fratelli, Piergregorio e Pieremilio, rappresentiamo l’ultima generazione di bottai Garbellotto. La nascita della nostra azienda risale al 1775, ben 237 anni fa, quando il capostipite Giuseppe, apri la prima bottega artigianale, per la produzione di mobili e botti a San Fior, piccolo villaggio alle porte di Conegliano. Il laboratorio verrà poi distrutto nel corso della Grande Guerra e ricostruito da mio nonno Giobatta Garbellotto, che decise di spostare l’azienda a Conegliano, e di organizzarla secondo uno schema industriale. E’ grazie a questa ri-organizzazione la Garbellotto Botti diventerà presto l’azienda italiana di punta nel settore, ma la vera svolta avvenne quando mio padre, nel nuovo spazioso stabilimento, decise di affiancare alla produzione di botti anche il commercio legnami. Un’intuizione che si rivelerà brillante e che ci ha permesso di superare la grave crisi che investì il settore negli anni ’80. Dagli anni ’90 il mercato è in lenta ma continua crescita ed oggi l’azienda gode di ottima salute, sfiora i 20 milioni di fatturato ed esporta in cinque continenti. Siamo oggi leader mondiali della produzione. Certo oggi l’Italia vive un momento sfortunato, difficile, la crisi finanziaria e politica attanaglia i mercati ed il futuro si presenta grigio. Ma l’agroalimentare è uno dei pochi settori che tiene ancora bene nei mercati e rappresenta quindi sicuramente una buona opportunità per chi intenda occuparsene in modo professionale. La nostra azienda, che opera da 237 anni, è un ottimo esempio di queste realtà imprenditoriali di successo, dove ha sicuramente funzionato molto bene il ricambio generazionale, a patto che i figli seguano con umiltà la strada tracciata dai padri. Anche la figura del sommelier è cambiata molto negli ultimi vent’anni ed è sempre più richiesta anche dal punto di vista professionale. Sia nei ristoranti che nelle enoteche. Altre figure emergenti sono quelle dei tecnici commerciali, che oggi sono quelle più richieste dal mercato enologico. Inoltre, lo sviluppo del mondo universitario, che si è notevolmente riorganizzato in questo senso, ha sicuramente favorito la crescita di professionalità adeguate. Basti pensare al grande appeal che oggi hanno le scuole enologiche: quando io mi sono iscritto alla Scuola di Conegliano, c’erano poco più di 400 studenti, oggi superano il migliaio. Sono quindi molti i giovani che si avvicinano alla professione. Una figura che in futuro sarà sempre più importante è quella del consulente enologico o del consulente produttivo, ossia quella professione che cerca di collegare la parte produttiva con quella del mondo della comunicazione, in pratica di trasmettere all’esterno quello che si fa in cantina. Perché oggi per vendere il vino bisogna soprattutto saperlo comunicare in modo corretto ed efficace”.

 

Pasqua

 

 

Carlotta Pasqua
Presidente di Agivi – Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani

“I mestieri del vino sono numerosi
e coinvolgono settori molto diversi,
dal contatto diretto con l’uva fino ad arrivare all’enoturismo”

“Le attuali potenzialità lavorative nel settore vino sono molte e ampie. Secondo recenti dati pubblicati da Censis, a raggiungere il diploma in enologia è il 90% degli studenti iscritti, il 46% prosegue gli studi all’università e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino. Dopo gli studi in questo settore il futuro sembra essere roseo, infatti, il 41% trova un lavoro legato agli studi effettuati, il 20% assume un ruolo imprenditoriale nell’azienda di famiglia, il 19% trova lavoro nei servizi alle imprese, il 9% nell’insegnamento e l’8% nella pubblica amministrazione. Soltanto il 10% di questi studenti non riesce a trovare un lavoro nel settore e alla fine si dedica ad altro. Inoltre l’87% degli studenti trova lavoro in Italia, mentre il 13% preferisce trasferirsi all’estero, esportando le conoscenze in un altro paese. Allo stato attuale, secondo un recente studio di Coldiretti, le aziende vitivinicole italiane danno lavoro al proprio interno a circa 210 mila addetti, fra i quali 50 mila sono giovani. Ma in Italia il mondo del vino genera lavoro per 1,2 milioni di persone. Il settore è infatti in continuo sviluppo ed è cresciuto del 50% negli ultimi 10 anni. I mestieri del vino sono numerosi e coinvolgono settori molto diversi, dal contatto diretto con l’uva alla distribuzione in Italia e nel mondo, fino ad arrivare all’enoturismo che lo scorso anno ha raggiunto 1,8 miliardi di euro di fatturato. L’impatto positivo non si ha dunque solo in vigna, poiché, la raccolta di un grappolo alimenta, secondo l’analisi della Coldiretti, opportunità di lavoro in ben 18 settori: agricoltura, industria trasformazione, commercio e ristorazione, vetro per bicchieri e bottiglie, lavorazione del sughero per tappi, trasporti, assicurazioni, credito, finanza, accessori come cavatappi, sciabole ed etilometri, vivaismo, imballaggi come etichette e cartoni, ricerca, formazione, divulgazione, enoturismo, cosmetica, benessere e salute con l’enoterapia, editoria, pubblicità, informatica e infine bioenergie. Per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile, in Italia sono circa 100 mila le aziende guidate da giovani under 35. Il 25% di queste è gestito da donne. In generale, però, un recente censimento delle imprese agricole dimostra che gli imprenditori under 35 del settore sono circa il 3% mentre in Europa si assestano su una media del 6%. Significa che c’è ancora molto da fare per dar spazio ai giovani, anche se non bisogna dimenticare che numerose aziende vitivinicole hanno una gestione familiare, quindi, è evidente che spesso la guida dell’azienda è condivisa con le giovani leve. In Italia per i giovani che scelgono di avvicinarsi al mondo del vino, ci sono diversi percorsi tra cui scegliere, dalla scuola all’università. Le scuole enologiche in tutta Italia continuano a riscuotere un notevole successo e le iscrizioni degli ultimi anni sono in continua crescita. C’è poi anche la possibilità di specializzarsi in questo settore all’università. In tutta Italia sono infatti attivati nelle varie università circa 20 corsi di laurea in viticoltura, enologia, enogastronomia e alimentazione. Inoltre sono attivi oltre 400 corsi post laurea legati al vino, tra cui più di 200 sull’enologia e un centinaio per diventare sommelier. Va ricordata, ovviamente, anche l’Associazione Italiana Sommelier che resta leader nella formazione di sommelier professionisti ma anche di eno-appassionati che vogliono imparare a conoscere meglio il vino. Ritengo che questa sia un’esperienza molto positiva, non solo per crescere professionalmente e umanamente, ma anche per costruirsi un network di conoscenze personali che oggi sono fondamentali. La scelta quindi è veramente varia e le prospettive lavorative sono positive. Molti studenti che scelgono il corso di viticoltura hanno alle spalle imprese di famiglia che si occupano di vigneti e vino e per questo decidono di specializzarsi per poter poi portare avanti il lavoro familiare. Ma ci sono anche ragazzi che scelgono di specializzarsi in questo campo, per poter poi cercare un lavoro nel mondo della viticoltura”.

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Paolo Colombo

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