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Piccole Vinitaly

Piccole VinitalyFino a qualche anni fa, nell’immaginario collettivo, le feste e sagre dell’uva erano ancora legate ad uno stereotipo fatto di bevute ad libitum, di fontane che sprizzano vino in abbondanza (“Lo vedi, ecco Marino/la sagra c’è dell’uva/fontane che danno vino/quant’abbondanza c’è… ” dice il celebre testo de “’Na gita a li Castelli”, popolare canzone romanesca che risale addirittura al 1926 resa celebre da Ettore Petrolini, Claudio Villa, Lando Fiorini e Gabriella Ferri), insomma di momenti fatti di tanta allegria e spensieratezza, dovute anche al fatto che la maggior parte di loro si svolgeva nel periodo post-vendemmia. Certo, la tradizione spesso rimane (alla Festa dell’Uva di Soave, una delle più antiche d’Italia iniziata nel lontano 1929, la “fontana del vino” c’è ancora), ma le cose oggi sono cambiate. E molto. Le moderne sagre enologiche che si svolgono numerose in regione, soprattutto nelle aree dedicate, dal Coneglianese al Soave, possono oggi a buon titolo definirsi un osservatorio privilegiato della miglior produzione vinicola locale. Spesso non si tratta di semplici sagre, ma di veri e propri concorsi enologici di tutto rispetto, con tanto di degustazioni, punteggi e diplomi di merito. Piccole Vinitaly che stanno crescendo, soprattutto a livello qualitativo. Per capire i motivi di questa evoluzione il nostro giornale ha coinvolto quattro di queste sagre, nelle voci dei loro responsabili, quella della Primavera del Prosecco (che in realtà non è un’unica sagra ma ne riunisce ben 17, che si svolgono nella Marca trevigiana fra la primavera e l’estate), e quelle di Soave, Breganze e Conegliano. Buona lettura.

Giuseppe Follador, presidente Unpli Veneto e Coordinatore Comitato Promotore Primavera del Prosecco

“Le mostre del vino organizzate dalle Pro Loco sono sempre state realizzate per presentare i vini della propria località. In passato si trattava però spesso di vini sfusi e solo di recente sono stati proposti vini imbottigliati. Il primo segno tangibile del salto di qualità nella proposta di vini è proprio questo: in quasi tutte le mostre e feste del vino oggi si propongono solo vini in bottiglia. Inoltre, se prima non si poneva attenzione alla modalità con cui veniva servito, ora invece anche questo riveste la sua importanza, ed il vino viene offerto solo su calici da degustazione. Questa ricerca della qualità si è resa indispensabile non solo in funzione della contrazione dei consumi del vino, ma soprattutto nasce dall’esigenza di far conoscere la qualità dei nostri vini al pubblico delle nostre manifestazioni. Anche per questo spesso sono presenti sommelier o personale qualificato, che gestiscono i momenti di degustazione, con abbinamenti a prodotti tipici della gastronomia locale. Direi che quest’evoluzione si deve soprattutto in virtù di uno stimolo nato dallo stesso territorio. Sono cambiati i tempi, ma è cambiata in linea con questi anche la nostra associazione. Proponendo non più mostre dove si beve, ma veri e propri momenti di degustazione. Il riscontro è stato senz’altro positivo, con un maggiore interesse da parte del pubblico verso le nostre manifestazioni dedicate al vino. Questo grazie anche alla crescita qualitativa degli stessi appassionati, che chiedono e apprezzano in modo particolare le proposte di qualità. Pur con la necessità di dover sostenere un bilancio organizzativo, continueremo sulla strada della ricerca verso la qualità e non verso la quantità. E’ questo il messaggio che vogliamo dare al consumatore moderno. Sempre per questo motivo abbiamo intrapreso la strada dell’organizzazione di veri e propri concorsi enologici, che si tengono oggi in gran numero nelle varie località. In realtà ci sono sempre stati, ma la vera novità è un coinvolgimento sempre più qualificato di associazioni enologiche come l’Ais e l’Assoenologi. Questo ha permesso di aumentare il valore stesso dei concorsi. Non bastano più, infatti, i semplici volontari, ma servono veri e propri professionisti del settore. Con i sommelier dell’Ais, in modo particolare, abbiamo instaurato in questi anni un ottimo e proficuo rapporto, che ha permesso alle mostre del vino di crescere qualitativamente. Grande attenzione viene posta anche al tema del bere consapevole. Alla Primavera del Prosecco, ad esempio, che è la più grande manifestazione del genere in Veneto, stiamo portando avanti da tre anni un “Progetto Sicurezza” in collaborazione con la Provincia di Treviso che prevede l’allestimento in tutte le mostre di punti informativi sui rischi dell’abuso di alcol, con la possibilità di effettuare il test alcolimetrico. L’obiettivo è quello di creare sensibilità anche su queste problematiche. Il futuro delle mostre del vino, quindi, sarà sempre più quello di creare manifestazioni dove prodotto e territorio si legano assieme, magari anche assieme ad importanti eventi di carattere culturale. Non devono essere eventi fini a stessi, ma devono arricchirsi ulteriormente”.

Regina Minchio, presidente Pro Loco Soave

“Le nostre manifestazioni, la Festa Medioevale e la festa dell’Uva, cercano sempre di creare un connubio fra la storia del territorio e i suoi vini. E questo viene fatto proponendo solo vini di qualità, come ad esempio il Soave Superiore Doc. I frequentatori delle nostre mostre sono sempre più orientati al bere di qualità, magari accompagnato da un prodotto locale. Il salto di qualità, quindi, c’è sicuramente stato. Nei banchetti delle nostre manifestazioni proponiamo vini in bicchiere, provenienti soprattutto dalla Cantina Sociale ma a volte anche da aziende private, segno di un coinvolgimento all’evento di tutte le realtà territoriali. Inoltre, abbiamo visto che, sia da parte delle aziende che delle attività turistiche, c’è un sicuramente un ottimo riscontro dopo la partecipazione alle nostre iniziative, con richieste di viste in cantina o di alloggio in bed & breakfast. E’ vincente lo stretto rapporto che si può creare fra vino e territorio. La nostra Festa dell’Uva, che è una delle più antiche d’Italia, prevede molte attività culturali e informative collegate, come le visite guidate in campagna o la riproduzione di un vigneto per far capire come si svolge il lavoro sul campo. L’obiettivo finale è quello di mostrare cosa sta dietro alla cultura del vino e come questo si sia evoluto negli anni, in modo particolare alle giovani generazioni. Si tratta quindi sì di una festa tradizionale, ma che ha saputo evolversi negli anni ed oggi propone davvero ottimi vini. Per quello che riguarda la partecipazione di sommelier alle nostre degustazioni, un tempo la loro presenza c’era, ma oggi non più, visto che il nostro budget attualmente non consente questa spesa. Personalmente, ci terrei molto alla loro presenza, che darebbe sicuramente maggior lustro ai nostri eventi”.

Mario Carli, presidente Pro Loco di Breganze

“Il salto di qualità c’è stato, ma direi che gran parte del merito va ai produttori più che a noi. Nella nostra manifestazione, giunta alla 35ima edizione, curiamo in modo particolare i prodotti della Cantina Sociale e del Consorzio di Tutela Vini Breganze Doc, proponendo quei vini che vengono più richiesti dai nostri frequentatori, ma senza disdegnare nuovi prodotti, proposti magari anche da singole aziende. Ho notato la tendenza a spendere un po’ di più, ma soltanto per vini di qualità, che viene assolutamente ricercata anche a discapito della quantità. Un esempio è quello del Torcolato, vino che ha solo circa 500 ettari a vigneto ed una produzione limitata eppure è molto apprezzato e richiesto. Assieme alla proposta di vini organizziamo, sempre in collaborazione con il Consorzio, vari tipi di attività collaterali che vanno dalle degustazioni con sommelier a proposte di abbinamento cibo-vino, in particolare col “torresan”, il nostro piatto tradizionale, o con piatti di pesce. La nostra Pro Loco, oltre al Festival del Vino, organizza anche il Maggio Breganzese, dove vengono proposti piatti tipici accompagnati con vini locali, sempre di ottima qualità. Inoltre organizziamo concorsi enologici con la partecipazione delle aziende del Consorzio ed eventi assieme a Slow Food. Cerchiamo anche di far conoscere il tema del bere consapevole. Il cardine di tutti questi eventi resta comunque la forte collaborazione instaurata con le cantine e con il Consorzio.”

Angelo Nardi, priore di Commissione Enoconegliano

“Il concorso Enoconegliano è nato 12 anni fa, unico nel Veneto autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole al rilascio delle distinzioni dopo il Vinitaly e Verona Top Wine. Quest’anno si è tenuta la dodicesima edizione ed è collegato alla Festa dell’Uva, manifestazione legata a sua volta alla Dama Castellana. Vi hanno partecipato 352 vini, provenienti da tutto il Veneto, i migliori dei quali nelle varie categorie, eletti da una giuria composta da sei tecnici ed un giornalista, sono stati poi premiati con la Dama d’Oro. Direi che la qualità dei vini presentati quest’anno è stata sicuramente buona, visto che ben il 74% ha ricevuto un voto superiore agli 80/100. Questi, poi, sono stati proposti in degustazione durante tutta la Festa dell’Uva, che quest’anno ha visto la partecipazione di ben 20 mila persone. Edizione dopo edizione si è avuto sicuramente un salto di qualità nei vini proposti, con un buon ritorno anche in termini di immagine per i vini vincitori. Un segnale del notevole e crescente interesse verso la cultura del vino è la ricerca di vini diversi dal solito. Trovandoci nell’area del Prosecco Superiore Docg, notiamo che da parte dei consumatori c’è la voglia di scoprire anche altre realtà regionali, che non sia quindi il “solito” Prosecco. C’è voglia di provare vini “particolari”, che magari qui non circolano spesso. Per il futuro della manifestazione, l’idea è quella di allargare il concorso a tutti i vini del Triveneto, anche se sarà dura visto che già oggi organizzare questo tipo di eventi richiedo un notevole sforzo”.

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Paolo Colombo

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