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Veneto garantito

Al primo gennaio di quest’anno il Veneto contava quattro vini Docg: il Recioto di Soave, il Bardolino Superiore, il Soave Superiore e il Recioto di Gambellara. Fra le 42 Docg italiane esistenti, numericamente eravamo la quarta regione italiana per consistenza, dopo il Piemonte (con ben 12 Docg) la Toscana (7 Docg), e la Lombardia (5 Docg). A fine anno le cose cambieranno, e molto. Sono nate, come è noto da tempo, due nuove Docg, il Prosecco Conegliano-Valdobbiadene e il Prosecco “Montello-Colli Asolani”, cui a breve si dovrebbe aggiungere anche la “Colli di Conegliano”, nelle due tipologie bianco e rosso. Ma non è tutto. In itinere ci sono altri tre progetti, tutti ancor a livello di istruttoria, che riguardano l’Amarone, il Recioto di Valpolicella e il Lison Pramaggiore. Un vero e proprio boom di richieste di allargamento dei disciplinari che, lo ricordiamo, con l’aggiunta della “G” conferiscono un particolare pregio qualitativo, superiore rispetto alle Doc.

Ma al di là della mera soddisfazione per vedere finalmente importanti segni di distinzione anche per il Veneto vitivinicolo, cosa cambierà davvero nel mercato? Perché molti Consorzi hanno fatto la scelta della Docg, che fra l’altro coincide anche con l’avvio della nuova Ocm del vino? Come cambierà l’approccio verso i consumatori? Per capirlo lo abbiamo chiesto a quattro protagonisti di questi cambiamenti, i presidenti dei Consorzi di tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, del Montello Colli Asolani, del Gambellara e del Valpolicella.

Franco Adami

Presidente Consorzio Prosecco Conegliano Valdobbiadene

A godere delle nuove Docg sarà prima di tutto il consumatore, che sarà più tutelato e avrà maggiori garanzie rispetto al passato

“La scelta della Docg per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene è nata da una necessità. Ovvero dal fatto che il nome del vitigno prosecco non è più unicizzante del nostro territorio, perché la sua coltivazione si è allargata anche in altre zone. Ma solo qui, nella nostra area, è rimasto strettamente legato al territorio di produzione. Ci siamo resi conto di quanto fosse ormai indispensabile valorizzare il Prosecco e concretizzare il territorio. Per questo motivo, per proteggere il nome Prosecco, abbiamo allargato la Doc a tutta l’area di produzione compresa fra Veneto e Friuli, per ottenere un maggior controllo sulla stessa, evitando le molte speculazioni che si sono fatte sul suo nome. Così da oggi l’area del Prosecco Doc verrà ricompresa in 9 province, mentre il territorio di Conegliano-Valdobbiadene, che storicamente rappresenta la miglior espressione di questo vino, si trasformerà in Docg. Si tratta di un percorso che è partito con l’istituzione da parte del Consorzio del Piano dei Controlli, a tutela della garanzia del prodotto verso il consumatore, ma il cui passo successivo sarà la numerazione delle bottiglie, come previsto dalla Docg. Si tratta, per il Prosecco, di una vera rivoluzione. Cambierà il modo di proporsi sul mercato, non più evidenziando il nome del vitigno ma valorizzando in primis il territorio di Conegliano-Valdobbiadene, inoltre ci sarà la possibilità di inserire in etichetta anche le microaree di produzione, una sorta di cru che da noi saranno chiamate, come da tradizione, “Rive”. Per questo stiamo preparando un programma di comunicazione molto forte e puntuale per i prossimi mesi, per far conoscere il cambiamento ai consumatori. Ritengo che il Veneto rappresenti un’area molto vocata per la viticoltura, capace di produrre vini dalla forte personalità, per cui le nuove certificazioni che, assieme alla nostra, stanno arrivando anche per altri Consorzi, sono sicuramente un elemento in più per promuovere questo valore. Certo, forse siamo arrivati un po’ tardi rispetto, ad altri, vedi ad esempio il caso Amarone, la cui tutela e trasformazione in Docg secondo me è assolutamente necessaria. Prosecco, Valpolicella e Soave sono realtà su cui il Veneto dovrà puntare sempre più in futuro, perché trainanti dell’intero sistema regionale. Il Veneto in passato è stata terra di grandi quantità ma di poca immagine. Oggi ci sono i presupposti per cambiare, partendo dalla necessità di dover comunque sempre tutelare per primo il consumatore, con controlli più decisi. Dobbiamo dare risposte precise, perciò vedo bene la politica regionale rivolta in questo senso. Delle nuove Docg, ne sono convinto, ne godrà in primis proprio il consumatore”.

Diamante Luling Buschetti

Presidente Consorzio Montello Colli Asolani

L’obiettivo di queste modifiche ai disciplinari stanno innanzitutto nella difesa del lavoro dei produttori, un lavoro duro che va tutelato meglio

“Praticamente chiusa è la procedura che porterà il nostro Prosecco a Docg, così come sta avvenendo per quello di Conegliano-Valdobbiadene. Ma c’è anche l’intenzione di avviare la procedura per il Rosso. Ritengo che dal punto di vista produttivo non cambi poi molto con il passaggio a Docg per il Prosecco. Verrà soltanto alzato un po’ l’estratto secco, che già risultava aumentato rispetto ai primi anni Settanta, così come ci sarà un aumento per chi farà nuovi impianti, dagli attuali 2400 a 3000 impianti per ettaro. L’auspicio, quindi, è che chi produceva a Doc passi subito a Docg, anche se noto che fra i nostri associati c’è ancora una certa diffidenza al riguardo, soprattutto per l’obbligo di applicare le fascette numeriche, tanto che molti restano in attesa nel vedere come si comporteranno i “cugini” d’oltrepiave. Io penso che questa rappresenti invece un’opportunità di crescita straordinaria. Fra l’altro la nostra Docg avrà un nome che ritengo sicuramente di grande impatto comunicativo, nelle due opzioni di Asolo Prosecco Docg e Colli d’Asolo Prosecco Docg, ma il primo nome ha sicuramente un appeal maggiore, visto che la località è molto conosciuta, soprattutto fra gli anglosassoni. A questo punto i nostri soci dovranno scegliere se produrre Prosecco Docg a 120 q.li/ettaro o Prosecco Doc a 180 q.li/ettaro. Per il Doc il cambiamento è decisamente rivoluzionario, infatti verrà costituita un’unica area Doc del Prosecco che comprende 9 province, cinque venete e quattro friulane. Il passaggio importante è che da domani il Prosecco diventa un’indicazione territoriale geografica ben precisa e non più solo il nome di un vino o di un vitigno, visto che quest’ultimo sarà ribattezzato definitivamente Glera, che è sempre stata la sua denominazione tradizionale. All’interno di questo territorio del Prosecco ci saranno le due “isole” della Docg, quella di Asolo e quella di Conegliano-Valdobbiadene. Non sarà certamente un passaggio facile, anzi io prevedo una leggera contrazione della produzione, anche perché il Piano dei Controlli cui tutti i produttori di Prosecco dovranno obbligatoriamente attenersi ha stabilito la diminuzione delle rese per le Doc dai 250 ai 180 q.li/ettaro. Del resto la quantità è esclusa nei nuovi disciplinari, che puntano tutto, giustamente, sulla qualità del prodotto. L’obiettivo di queste modifiche ai disciplinari stanno innanzitutto nella difesa del lavoro dei produttori, un lavoro duro sia qui che nell’area di Conegliano-Valdobbiadene, dove si coltiva e si vendemmia ancora a mano, spesso su rapidi pendii. E’ questa fatica che va tutelata meglio, per questo l’unica strada è stata quella di definire una volta per tutte l’unica area in cui è possibile produrre il Prosecco, che poi rientra per il 95% nella provincia trevigiana nonostante l’allargamento alle altre province.”

Giuseppe Zonin

Presidente Consorzio Tutela Vini di Gambellara

Il settore oggi non è più in grado di produrre reddito come una volta, per questo puntare sulla qualità e su una maggior garanzia diventa fondamentale

“La storia del nostro consorzio è partita con il vino Gambellara, da uva garganega, che già nell’Ottocento era riconosciuto come il miglior vino bianco vicentino. A partire dagli anni ‘70 abbiamo iniziato a produrre il Recioto con la tecnica dell’appassimento su graticci, i tradizionali “picai”, che ha da subito avuto un grande successo, distinguendosi rispetto a quello che sino ad allora era l’unico spumante dolce, il fortemente aromatico Moscato, per il gusto più caratteristico e unico. Da lì è iniziata la strada che ha portato prima molti vinificatori a puntare sul Recioto, nelle sue due tipologie Spumante e Classico o Tranquillo, più simile al Vin Santo, poi, cinque anni fa, ad intraprendere la trafila per ottenere la Docg. Si tratta, ovviamente, di un vino di nicchia, dalle quantità di produzione limitate, appena 2500 ettolitri l’anno, ma eccezionale e unico, dall’ottimo apprezzamento. Nel passato si usava stapparlo solo in occasione di visite importanti, per questo è sempre stato definito come il vino dell’ospitalità. Dopo quattro anni, il primo agosto del 2008, è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale che ufficializzava la Docg per il Recioto di Gambellara, diventato quindi il quarto vino veneto ad ottenere questa qualifica. LA prima bottiglia di Recioto di Gambellara Docg verrà stappata in occasione di una cerimonia ufficiale che stiamo organizzando, programmata per il prossimo settembre, probabilmente in piazza dei Signori a Vicenza oppure in alternativa a Villa Cordellina a Montecchio. Sarà un evento importante perché segnerà il via alla commercializzazione del Recioto Docg, che per il Classico avviene come tradizione dal primo settembre mentre per lo Spumante parte da maggio-giugno. C’è da sottolineare che l’ottenimento della Docg non è semplicemente un’etichetta, ma è qualcosa che è presente dentro al vino stesso, ossia la scelta di produrre sempre con maggior qualità. Per questo negli anni si è seguita la strada della riduzione delle rese, ad esempio, puntando anche molto sul territorio e sulla tradizionalità. Fra l’altro siamo stati gli ultimi a seguire l’iter normale per l’ottenimento della Docg, più lungo, che richiedeva di passare attraverso tutte le fasi procedurali, dai controlli alle audizioni pubbliche. Le nuove Docg che stanno nascendo in Veneto saranno invece facilitate, visto che il Ministero ha deciso di abbreviare i tempi di ottenimento in vista dell’entrata in vigore della nuova Ocm del vino, che da agosto cambierà il sistema dei disciplinari. Il mutamento più evidente, pèrò, riguarderà l’obbligo dell’attivazione da parte dei Consorzi di un Piano dei Controlli, che in un secondo momento verrà affidato ad un ente terzo. Credo che questo garantirà sicuramente una maggior tutela anche verso i consumatori, e ridurrà le possibilità di contraffazione. Il settore vitivinicolo oggi non è più in grado di produrre reddito come una volta, per questo puntare sulla qualità e su una maggior garanzia, che è poi anche l’obiettivo della nostra Docg, diventa un percorso fondamentale per salvaguardare certe produzioni tradizionali e di nicchia come quella del Recioto di Gambellara”.

Luca Sartori

Presidente Tutela Vini Consorzio Valpolicella

La Docg proposta per l’Amarone non andrà a cambiare le regole già presenti, visto che questo vino è già frutto di una selezione

“All’interno del disciplinare del Valpolicella, sia Amarone che Recioto sono da sempre stati considerati menzioni tradizionali. Per questo motivo, nel momento in cui è nata la necessità di dover creare tre nuovi disciplinari legati al territorio, oltre al Recioto della Valpolicella e all’Amarone della Valpolicella anche per il Valpolicella Ripasso, si è pensato che fosse stato logico proporre per i primi due la Docg. Questo non andrà a cambiare le impostazioni e le regole già presenti per l’Amarone, che di fatto è già frutto di una selezione. Ci sono state alcune proposte, come quella dell’allungamento di un anno dell’affinamento, che non è passata, e alla fine l’unico cambiamento sarà, per l’imbottigliamento, la decorrenza dalla vendemmia non più a partire dal primo dicembre, come fatto sinora, ma dal primo gennaio. Sono stati quindi seguiti tutti i passaggi, prima con la proposta di modifica del disciplinare ai soci, poi col vaglio in Regione che a sua volta ha inoltrato la domanda al Ministero lo scorso 31 marzo. A giugno dovrebbe esserci infine la pubblica audizione per la definitiva approvazione. E’ stato necessario fare in fretta, visto che con l’entrata in vigore della nuova Ocm la situazione resterà congelata perché tutto ricadrà nelle mani della Comunità Europea e, quindi, non ci sarà più l’opportunità di ottenere nuove Docg. E’ questa l’ultima occasione, anche se è da almeno da una dozzina d’anni che si fanno tentativi, anche ambiziosi e complessi, di ottenere la Docg per l’Amarone, sempre però frustrati per mancanza di accordi. Siamo quindi arrivati a questo passo un po’ forzatamente, considerando che ora non esiste più alcuna controindicazione per l’ottenimento della Docg. La nuova Ocm, che prevede in definitiva il cambio dalla denominazione Doc alla Dop per i vini, in realtà non modificherà nulla nell’etichettatura, come già chiarito ampiamente dal Ministero: le Doc e le Docg resteranno tali. L’unica cosa che subirà modifiche sarà l’attività del Consorzio, cui saranno demandati principalmente compiti di promozione e comunicazione, mentre l’attività di controllo sarà fatta da un ente terzo. Come Consorzio perciò punteremo soprattutto a sviluppare una strategia di iniziative forti e mirate a livello internazionale, che partirà dal già consolidato “Anteprima Amarone”, per lanciare la sfida ai mercati più importanti. Quando vedremo i primi Amarone con la Docg? Io credo, non per colpa nostra ma per motivi tecnici, non prima del 2010. C’è da dire che, nonostante l’arrivo del Docg, permangono le preoccupazioni del Consorzio soprattutto per l’Amarone, di cui sono già state accantonate notevoli quantità visto il successo che questo vino sta ottenendo, ma che dovrà certamente scontrarsi con la grave crisi internazionale in atto, col rischio quindi di vedere la sua fascia di mercato spostarsi verso il basso: già ampiamente presente nella grande distribuzione rischiamo di vederlo presto anche negli hard discount. Per questo motivo c’è, a mio avviso, il rischio di svilire un po’ questo vino, mentre sono più ottimista per il Valpolicella Ripasso, vino che ha una sua ben più precisa posizione nel mercato. C’è da tenere in considerazione, inoltre, che anche da parte dei consumatori c’è la voglia di tornare a qualcosa di più leggero e strutturato”.

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Paolo Colombo

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