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Bere giovane

Wine-BarNel mondo del vino sta avvenendo una piccola rivoluzione demografica, neanche tanto nascosta. E’ una rivoluzione che ha un suo nome simbolo: wine-bar. Ovvero quei locali che assieme alle enoteche (in Italia sono già oltre un migliaio per un fatturato complessivo non certo da disprezzare di 300 milioni di euro), rappresentano un’alternativa sempre più apprezzata ai tradizionali pub. A frequentarli sono soprattutto giovani, un target in forte crescita, cui le aziende vinicola guardano con sempre maggior interesse, spesso producendo vini “ad hoc”. Che sta cambiando anche i modi di consumo del “prodotto” vino. Non più, o meglio non solo bevanda di accompagnamento ai pasti, ma sempre più spesso aperitivo o addirittura elemento di aggregazione, da bere, magari nel caso di vini particolarmente importanti, assieme agli amici più fidati. Esperti di marketing fanno a gara per accapparrarsi questa fetta di mercato, come dimostrano le molte ricerche e indagini al riguardo.Nella sua ultima edizione anche Vinitaly ha dato spazio al fenomeno, presentando un’indagine condotta dall’Associazione giovani imprenditori nell’ambito del “Wine-bar del bere giovane”, giunto alla sua terza edizione. Ne è emerso che per oltre l’80% degli intervistati l’occasione di consumo più frequente è a cena con gli amici o durante colazioni di lavoro. La maggioranza dei consensi, inoltre, vanno ai vini rossi e lo spaccato dei dati, analizzati per fascia di età, indica tra il 63 e il 70% la degustazione di vini rossi, tra il 24 ed il 28% di vini bianchi, tra il 6 ed il 10% di spumanti.Per capire meglio la tipologia del giovane consumatore ci viene in aiuto anche un recente studio del Wine Market Council sulle nuove “tribù” del vino, che ha classificato i consumatori in tre segmenti demografici: i “Baby Boomers” (tra i 41 e i 59 anni), la “Generation X” (fra i 29 e i 40 anni) e i “Millennials” (18-28 anni). Ebbene, il gruppo col tasso di crescita più elevato (+39%) sono proprio questi ultimi, seguiti dalla “Generation X” (+30%) e dai “Boomers” (+8%). E’ un’indagine incentrata sul mercato americano, ma che ha similitudini anche nel nostro paese. Secondo la già citata indagine del Vinitaly, infatti, nonostante la giovane età, i “Millennials” sono anche la fascia disposta a spendere di più. Per il segmento più giovane (18-30 anni) la spesa media al ristorante si inserisce fra i 40 ed i 45 Euro. Il quadro si delinea sempre di più. La fotografia del nuovo consumatore di vino è un trentenne, benestante, che spende per bere vino di qualità. E il mercato lo asseconda più che volentieri.

NICOLA AGOSTINI

Titolare e responsabile del settore vini del wine-bar Godenda di Padova

“Nel nostro locale le scelte sui vini preferiti dai giovani variano molto, anche in relazione alla stagione. In particolare, in un inverno non molto freddo come questo l’apprezzamento sale verso i vini bianchi piuttosto che quelli rossi, preferiti con temperature più basse. A livello statistico direi che siamo al 60% di bianchi, soprattutto molte bollicine e spumanti, in prevalenza champagne francese che importiamo direttamente a prezzi molto competitivi. Il Godendo è nato quattro anni e mezzo fa dall’idea di quattro fratelli, tutti provenienti dal settore della ristorazione e con alle spalle scuole alberghiere, più un socio, con esperienza più orientata sulla gestione di bar e locali in genere. L’idea era quella di dare l’opportunità ad una clientela giovane di bere grandi bottiglie, ad un prezzo medio-alto. Abbiamo una carta dei vini da 70 etichette, che si possono bere dai 2 ai 20 euro a calice. Nel 2006 il Godenda è stato eletto miglior wine-bar italiano dalla rivista Bargiornale. Oggi la ricerca di vini particolari è molto più seguita di un tempo. Deve però esserci una proposta da dietro al banco. Per cominciare a capire meglio il vino è essenziale essere guidati da una persona più esperta ed è qui che entra in gioco la professionalità di chi sta dietro al bancone. Su questo settore abbiamo avuto molte soddisfazioni, grazie anche a corsi specifici dedicati al vino che organizziamo saltuariamente nel nostro locale. Vedo che c’è molta curiosità, molta voglia di imparare, di conoscere vini. Padova è una realtà molto giovane, grazie anche alla cittadella universitaria, . L’unica cosa negativa, che rischia di mettere un po’ sottotono le proposte delle enoteche, è il fenomeno dello spritz. Noi abbiamo deciso di non proporlo, proprio perché riteniamo che si scontri con la ricerca di una cultura seria del vino. Anche il fenomeno dei wine-bar, di moda negli ultimi anni, andrebbe un po’ ridimensionato. Ne sono stati aperti a centinaia negli ultimi tempi, ma soltanto una minima parte ha le carte in regole per fregiarsi davvero del nome di wine-bar. Moltissimi propongono meno di una mezza dozzina di etichette e fruttano solo la moda, la tendenza attuale. Squalificano il settore. Bisognerebbe invece certificare meglio queste realtà, dal punto di vista istituzionale; dare un segnale più specifico, in modo che rispettino certe caratteristiche precise. Molto diversa è la situazione, ad esempio, in un paese dalla grande cultura enologica come la Francia. Lì aprire una bottiglia di un grande vino è un rito, fa parte di un certo modo di intendere il vino che a noi manca. I giovani arrivano da adulti che hanno già basi forti per conoscere ed apprezzare il vino. Da noi, fino a pochi anni fa, la cultura la si faceva soltanto con la classica ombra di vino in osteria. Un po’ troppo poco. E c’è una cultura diversa anche nel mangiare. Crescere la cultura enogastronomia del nostro paese è un obiettivo importante, cui i corsi per sommelier potrebbero servire molto allo scopo. L’importante è il sapore esattamente nome e cognome del vino che si beve, la storia dell’azienda che lo produce, cosa che no sempre avviene. Anche ai corsi Ais si assaggiano pochi vini, invece bisognerebbe arricchire il proprio gusto con più assaggi. Tendenze attuali? Direi per vini bianchi ed aromatici, selezionati dall’enoteca. In particolare dall’Alto Adige come l’Augustus Traminer. Ultimamente vanno molto anche i rossi del centro e sud Italia, in particolare i siciliani. Poco invece il Piemonte, con Barolo e Barbaresco”.

 

ROBERTO TENTORI

Gestore Enoteca La Caneva di Jesolo

“Sia come aperitivo che a cena, il vino sta trovando una sua collocazione anche per il mondo giovanile. Certo un ruolo importante lo svolge l”educazione al bere bene. Quest’interesse lo si deve in parte al fatto che oggi le preferenze vanno verso prodotti naturali, piuttosto che per bevande artificiali. Il consumo quindi di giovani verso il vino c’è ed è orientato soprattutto verso vini non molto impegnativi, come le bollicine o vini di facile impatto. Per vini più impegnativi è richiesto un passaggio per gradi, serve una maggior esperienza. C’è da dire che, nonostante il boom che il vino sta vivendo in questi ultimi anni, l’informazione offerta soprattutto dai mas-media non è il massimo, perché spesso è finalizzata più alla promozione o alla sponsorizzazione di un marchio specifico. Molto meglio ricorrere ad un corso sul vino, fra le molte proposte che ci sono a partire dalle stesse organizzate dall’Ais, che educano in modo sicuramente più appropriato ad utilizzare i propri sensi in modo corretto. Uno dei compiti dell’oste, in definitiva, è proprio questo, cioè quello di utilizzare parte del proprio tempo per spiegare ai propri clienti quello che stanno bevendo. Anzi, dovrebbe diventare un’abitudine. Oltre ai giovani fra i nuovi consumatori ci sono sicuramente anche le donne, sempre più interessate e curiose verso il prodotto vino. In realtà, è un universo molto composito, da una parte ci sono quelle che preferiscono vini più facili, aromatici, dall’altra chi preferisce rossi più corposi. Le donne, ad ogni modo, mi sembra abbiano un approccio diverso rispetto agli uomini. Sono più curiose e lo fanno in modo più intelligente, perché fanno domande mirate. Oggi i giovani in generale sono sicuramente più sensibili di un tempo. L’interesse verso le bevande in genere, oltre che verso il vino anche verso la birra, c’è ed è in crescita. Certo, la birra è un prodotto più semplice, più standardizzato; mentre il vino ha una complessità molto più marcata. Non dipende solo dal prodotto in sé, ma dalla sua maturazione, dall’aspetto meteorologico stagionale, dai vari processi di vinificazione. E’ sicuramente un mondo più affascinante, per questo per approcciarsi al vino ci vuole una maggior predisposizione. Bisognerebbe imparare un po’ dai francesi, che hanno 200 anni di storia vinicola più di noi e sono sicuramente più bravi nel trasmettere la cultura del vino. Nella conoscenza e nell’educazione al bere sono sicuramente più bravi di noi italiani. Sanno che un buon vino va tenuto in cantina anche 6-7 anni prima di berlo. Da noi, invece, c’è un surplus d’informazione che spesso non è del tutto corretta. Basti pensare al mondo elle guide, che generano confusione e sono frutto di rapporti interpersonali, quindi alla fine risultano poco credibili. Inoltre sono davvero troppe numericamente, spinte dal trend in crescita del vino. Chiudo con un consiglio da dare ai giovani e cioè di bere sempre quello che non si è mai assaggiato prima, piuttosto che chiedere un vino tradizionale, abbiate il coraggio di osare e chiedete qualcosa di nuovo. Solo così potrete affinare il gusto. Infine, bevete cose sempre il più naturali possibili”.

 

PAOLO MONTRESOR

Contitolare dell’Azienda Montresor

“Per un’azienda vinicola come la nostra il mercato dei giovani fra i 30 e i 40 anni è importante. E’ una fascia che si sta avvicinando sempre più al vino, con interesse e passione, tanto che sono molto più preparati dei loro coetanei di qualche decennio fa. Il fenomeno dei wine-bar è lì a dimostrarlo. Inoltre, sono cambiati anche i gusti e l’approccio stesso al vino. I giovani consumatori preferiscono gusti più intensi di un tempo e devono spesso anche fuori passo, a mò di aperitivo oppure anche dopo cena. Prediligono, inoltre, vini con una storia alle spalle, non si accontentano di prodotti anonimi, e questo è un pungolo in più per i produttori, che sono spinti a realizzare vini adeguati a questa nuova domanda. Per il prossimo Vinitaly, ad esempio, noi come Montresor presenteremo un nuovo vino bianco, un Valpolicella Ripasso molto particolare, adatto per il pesce, soprattutto per piatti di sushi. Un segnale arriva anche dalle frequentazioni dei corsi Ais, che stanno riscuotendo un grande successo proprio fra i giovani. Non credo che sia per moda, anche perché sono abbastanza contrarie alle “mode del vino”, penso che il vino sia da sempre un alimento che piace e va apprezzato, non certo solo da oggi. Tra l’altro i giovani mi sembrano sicuramente più smaliziati di un tempo. Non vanno soltanto alla ricerca dei cosiddetti “mostri sacri”, dei grandi vini, piuttosto preferiscono scoprire piccole perle nascoste, magari viaggiando per il territorio. Il grande successo dell’enoturismo sta lì proprio a dimostrare questo. Lo vediamo anche nella nostra azienda. Le visite alla nostra cantina sono sempre più numerose e non solo per il vino, c’è voglia di riscoprire una certa cultura, di riappropriarsi del legame con i prodotti della terra. Da questo punto di vista la nostra cultura enologica non ha più nulla da invidiare a quella francese, ritenuta a torto migliore di quella italiana. Lì esistono solo due categorie di vini: i grandissimi vini, che però sono apprezzati perlopiù all’estero, e quelli cosiddetti “normali”, spesso di non grande qualità. Nel nostro paese c’è più varietà e i giovani consumatori lo capiscono, stando anche maggiormente attenti al rapporto qualità-prezzo. Sono sì disposti a spendere qualcosa di più per un buon vino, hanno capito che la qualità costa, ma sono preparati ad apprezzare solo quello che davvero merita”.

 

MORELLO PECCHIOLI

Giornalista enogastronomico, l’Arena di Verona

“Una certa forma di riscoperta enogastronomica è sicuramente in atto, ma non è dovuta ad una crescita della cultura del vino quanto a mio parere ad una moda del momento. E non è certo questa a far consolidare i consumi. Senza un a vera cultura, non c’è consolidamento. Bere vino vuol dire avere consapevolezza di ciò che si beve. Non è e non può essere solo un passatempo, ma richiede una certa conoscenza dell’alimento vino e dei suoi effetti e soprattutto una moderazione del consumo, che diventa così consapevole. Esistono molti validissimi corsi che insegnano questo, a partire da quelli dell’Ais e dell’Onav, per citare i più celebri, ma anche molti altri.

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Paolo Colombo

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