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Addio sughero?

Tappo di sugheroL’ultimo grido d’allarme arriva da un rapporto pubblicato lo scorso maggio da Coldiretti e Wwf: i sughereti del Mediterraneo occidentale sono a rischio estinzione. Nei prossimi dieci anni, secondo le stime, potrebbe andare perduto fino al 75% delle querce da sughero, concentrate in Italia, Portogallo, Spagna, Marocco, Algeria, Francia, Tunisia per una superficie pari a 2,7 milioni di ettari (equivalente di mezza Svizzera). E dalle 300 mila tonnellate prodotte oggi si scenderà a 19.500. Un problema non da poco, visto che attualmente il settore vitivinicolo utilizza per la produzione di tappi oltre il 60% del sughero commercializzato nel nostro Paese, dove sono prodotti 80.000 quintali di sughero gentile e 30.000 quintali di sugherone, nelle Regioni Sardegna (dove si concentra l’80% della produzione italiana), Toscana, Sicilia e Lazio. Risultato: nel 2015 il 95% delle bottiglie di vino prodotto in Italia potrebbero essere sigillate con tappi sintetici.

Di fronte a previsioni di questo tipo passa in secondo piano il cosiddetto “difetto di tappo”, che rende imbevibili il 5% delle nostre bottiglie. Trovare alternative al buon vecchio tappo di sughero diventa, quindi, sempre più una necessità. Necessità che si scontra con una tradizione dura a morire, e soprattutto con un’immagine d’“eccellenza” del tappo di sughero, considerati insostituibili per la conservazione di certi tipi di vini, in particolari quelli che richiedono un lungo invecchiamento in bottiglia. Il sintetico, in tutte le sue varie forme e composizioni sempre più innovative e tecnologicamente avanzate, sta avanzando a gran passi e c’è anche chi sta provando, con successo, proposte più originali come il tappo a vetro.

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Bere giovane

Wine-BarNel mondo del vino sta avvenendo una piccola rivoluzione demografica, neanche tanto nascosta. E’ una rivoluzione che ha un suo nome simbolo: wine-bar. Ovvero quei locali che assieme alle enoteche (in Italia sono già oltre un migliaio per un fatturato complessivo non certo da disprezzare di 300 milioni di euro), rappresentano un’alternativa sempre più apprezzata ai tradizionali pub. A frequentarli sono soprattutto giovani, un target in forte crescita, cui le aziende vinicola guardano con sempre maggior interesse, spesso producendo vini “ad hoc”. Che sta cambiando anche i modi di consumo del “prodotto” vino. Non più, o meglio non solo bevanda di accompagnamento ai pasti, ma sempre più spesso aperitivo o addirittura elemento di aggregazione, da bere, magari nel caso di vini particolarmente importanti, assieme agli amici più fidati. Esperti di marketing fanno a gara per accapparrarsi questa fetta di mercato, come dimostrano le molte ricerche e indagini al riguardo.Nella sua ultima edizione anche Vinitaly ha dato spazio al fenomeno, presentando un’indagine condotta dall’Associazione giovani imprenditori nell’ambito del “Wine-bar del bere giovane”, giunto alla sua terza edizione. Ne è emerso che per oltre l’80% degli intervistati l’occasione di consumo più frequente è a cena con gli amici o durante colazioni di lavoro. La maggioranza dei consensi, inoltre, vanno ai vini rossi e lo spaccato dei dati, analizzati per fascia di età, indica tra il 63 e il 70% la degustazione di vini rossi, tra il 24 ed il 28% di vini bianchi, tra il 6 ed il 10% di spumanti.Per capire meglio la tipologia del giovane consumatore ci viene in aiuto anche un recente studio del Wine Market Council sulle nuove “tribù” del vino, che ha classificato i consumatori in tre segmenti demografici: i “Baby Boomers” (tra i 41 e i 59 anni), la “Generation X” (fra i 29 e i 40 anni) e i “Millennials” (18-28 anni). Ebbene, il gruppo col tasso di crescita più elevato (+39%) sono proprio questi ultimi, seguiti dalla “Generation X” (+30%) e dai “Boomers” (+8%). E’ un’indagine incentrata sul mercato americano, ma che ha similitudini anche nel nostro paese. Secondo la già citata indagine del Vinitaly, infatti, nonostante la giovane età, i “Millennials” sono anche la fascia disposta a spendere di più. Per il segmento più giovane (18-30 anni) la spesa media al ristorante si inserisce fra i 40 ed i 45 Euro. Il quadro si delinea sempre di più. La fotografia del nuovo consumatore di vino è un trentenne, benestante, che spende per bere vino di qualità. E il mercato lo asseconda più che volentieri. Continue Reading